Lettera aperta a Spotify Italia

Lettera aperta a Spotify Italia

Spettabile Spotify Italia, in merito alla mail che vi ho inviato settimana scorsa alla quale non ho ricevuto risposta alcuna, scelgo il mio blog per porvi alcune domande alle quali ho già in parte risposte documentate da diverse fonti, ma che ritengo sia doveroso approfondire per la trasparenza della vostra società e dell’indistria musicale italiana.

Procederò per punti.

Playlist di Spotify Italia

È vero che a decidere l’inserimento nelle varie playlist di Spotify Italia sia l’editore, il Sig Andrea Favale? Come mai alcuni artisti sono onnipresenti e altri totalmente assenti? Perché mancano interi generi musicali? Il Sig Andrea Favale quante volte ascolta un brano prima di inserirlo in una playlist? E soprattutto è vero che rifiuta l’inserimento di alcuni artisti perché “non gli piacciono”? E continua a inserire tracce di dischi usciti più di un anno fa perché li ritiene “belli”? Soprattutto esistono dei criteri oltre al gusto personale del Sig. Favale? Se sì quali?

È vero che Spotify Italia ha avuto un richiamo dalla sede centrale della stessa Spotify che ha “proibito” a manager ed etichette di avere contatti diretti con il Sig. Andrea Favale?

Playlist e Streaming

Quanto incide a livello di streaming l’inserimento di un brano in playlist? Una traccia X di un artista Y che non è stata inserita in nessuna playlist ha raggiunto 5.425.918 streaming, un’altra traccia, sempre dello stesso artista Y, presente in diverse playlist ha ottenuto 13.943.864 streaming. Si può dire quindi che la spinta delle playlist sia pari al 150%?

Che effetto genera quindi l’inserimento in playlist? Questo gonfiare numeri giova o lede il mercato musicale in generale? E come può questo sistema giovare al mercato musicale?

Spotify e Bot

Partendo dal presupposto che ci sono delle agenzie dalle quali puoi farti gonfiare gli streaming, basta pagare e, tramite giochetti di play con diversi indirizzi IP, stremmano il brano fino alla cifra pattuita, e se a questo ci aggiungiamo la spinta data dall’inserimento di un brano in diverse playlist editoriali quanto sono reali i numeri? E soprattutto, visto che gli streaming vengono conteggiati nella classifica Fimi/GFK, quanto è reale e attendibile la classifica stessa? Sappiamo che Spotify ufficialmente boicotta questa pratica e che sostiene che se un brano subisce un’attività anomala viene fatto un take down del brano “criminoso”. Nel concreto però questa punizione viene data solo ad alcuni, perché? Se un artista produce un bel brano e si compra 100.000 stream, in automatico finisce in Viral e il pezzo viene streammato da 10.000 utenti, Spotify chiude un occhio perché ne ha un ricavo diretto in termini di royalties? In questo modo, con un bel prodotto, si crea un pubblico realmente interessato, anche se i numeri sono stati falsati e comprati, perché quindi Spotify di fatto premia un brano i cui numeri sono stati gonfiati illegalmente o comunque con una pratica che viola le loro stesse policy? Se contiamo ancora una volta che gli streaming giocano un ruolo importantissimo per la classifica Fimi, si può dire che basta pagare per finire in top ten?

Spotify e Promo

Conoscendo bene la differenza tra promo editoriale e promo spot/banner, di cui si occupa la Signora Carla Armogida, è vero che Spotify compie attività che esulano completamente da quelle che dovrebbero competere a una piattaforma di ascolto dove è possibile ascoltare tutta la musica “pubblicabile”, o meglio, “distribuita” al mondo?

Se una playlist editoriale fa più ascolti giornalieri di una radio FM e viene riprodotta dagli utenti ovunque senza problemi di SIAE, SFC o pubblicità, che valore ha la musica di un artista? Che differenza c’è tra una radio e Spotify oltre alla possibilità di skippare? (che nel free è limitata).

Spotify paga i diritti agli artisti/etichette/editori quanto una radio/webradio con gli stessi volumi d’ascolto?

È la Signora Carla Armogida a decidere di fatto chi può pagare gli spot e chi no?

Si può quindi ipotizzare un conflitto di interessi inspiegabile all’interno dell’azienda Spotify e una possibile frode ai discografici? Mi spiego, se una società promette di pubblicizzare i miei contenuti, dovrebbe farlo con tutti i suoi canali, se non vuole farlo vorrei capire perché.

Benissimo, riassumendo quindi tutti i punti sopra: Playlist, Streaming, Bot, Promo, Classifica Fimi, si può dire che chi è più in contatto e rientra nelle grazie di Spotify Italia guadagna di più e ottiene maggiore successo?

Spotify e Universal Music Group

È di due anni fa un accordo tra Spotify e UMG. Nella nota stampa si legge:

Spotify, il principale servizio di streaming musicale globale, e Universal Music Group (UMG), leader mondiale nell’intrattenimento basato sulla musica, hanno annunciato oggi un nuovo accordo di licenza globale pluriennale. In base all’accordo, le aziende promuoveranno la loro partnership per garantire che lo streaming realizzi il suo pieno potenziale di trasformazione per artisti, etichette e fan offrendo una gamma completa di esperienze musicali, fornendo maggiore flessibilità per le nuove uscite e collaborando a campagne di marketing innovative attraverso la piattaforma di Spotify . Il nuovo accordo fornirà inoltre a UMG un accesso ai dati senza precedenti, creando le basi per nuovi strumenti per artisti ed etichette per espandere, coinvolgere e costruire connessioni più profonde con i loro fan.“.

Universal e gli artisti da essa rappresentati godono quindi una strada agevolata? Questo accordo non è scorretto nei confronti delle altre etichette e dell’industria musicale in generale?

Grazie per l’attenzione.

Resto disponibile qualora volesse rispondere ai miei quesiti.

Distinti saluti

Rebel Mag

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