Perché Fimi dà tutto questo potere a Spotify?

Perché Fimi dà tutto questo potere a Spotify?

Da quando Fimi si è accorta dell’importanza e dell’influenza che gli streaming hanno nel mercato discografico e ha deciso di conteggiarli come vendite a tutti gli effetti, ci siamo ritrovati nel caos più totale. Perché? Innanzitutto Spotify è ad oggi la piattaforma leader a livello mondiale, ed è tutt’altro che imparziale e corretta,  almeno per quanto riguarda l’Italia. Da una parte perché da noi è gestita da una sola persona, nello specifico dal Signor Andrea Favale, che decide, in base a gusti personali e amicizie, quali artisti e brani inserire nelle sue playlist e quali no, favorendo di fatto alcuni alcuni artisti a discapito di altri. Dall’altra parte, perché esistono bot in grado di aumentare l’ascolto dei brani e di conseguenza gli streaming. Fimi ha posto un limite a questo: un brano per essere calcolato come streaming deve essere ascoltato per più di 30 secondi. Peccato che la maggior parte dei bot sia tarata in modo tale da generare ascolti che superino quei 30 secondi, ne bastano anche 31 e il gioco è fatto. Spotify lo sa, ma ha ammesso di non poter far fronte a questo meccanismo e di non avere una struttura in grado di bloccarlo e monitorarlo.

Gli streaming ovviamente sono importanti e fondamentali perché vanno a influire direttamente sulle certificazioni. Vediamo come: sul sito di Fimi, in merito all’assegnazione delle certificazioni, si legge: La metodologia utilizzata per l’inserimento degli audio streaming nelle classifiche Singoli a Album prevede quanto segue: 1 download digitale = 130 ascolti in streaming premium. Ai fini delle classifiche sono inclusi gli streaming premium (effettuati da abbonati paganti). Sono esclusi gli streaming ad-supported (effettuati da utenti non paganti), le tracce streaming con durata inferiore a 30 secondi, gli streaming via radio e gli ascolti su piattaforme di video streaming.

Tutti dati facilmente manovrabili, tramite i suddetti bot e tramite le famose playlist di Andrea Favale. Ma non è tutto. Per ottenere un disco d’oro servono 25.000 acquisti, per un disco di platino 50.000, e ovviamente vengono conteggiate sia le copie fisiche che gli streaming. Queste certificazioni sono poi quelle che effettivamente generano un guadagno. È vero che le copie fisiche vendute generano un guadagno maggiore rispetto agli streaming, ma si parla comunque di soldi e guadagni che si basano di fatto su un sistema non imparziale, facilmente manovrabile e che fa acqua da tutte le parti. Capite perché è così fondamentale Spotify? Intanto è proprio grazie all’avvento dello streaming, che molti artisti riescono a raggiungere più facilmente le certificazioni Fimi. E poi non dimentichiamo che Spotify è la piattaforma più utilizzata al mondo e avere tanti Plays Spotify diventa essenziale per un artista, visto che più ascolti si ottengono e maggiori sono le possibilità di raggiungere i traguardi utili per ottenere il disco doro e il disco di platino e quindi di guadagnare. Avere a disposizione la possibilità di aumentare i plays Spotify assicura visibilità ulteriore con un aumento di royality e di popolarità, e va da sé che spopolare su Spotify diventi indispensabile. Si spiega così l’importanza delle famose playlist e il via libera ai bot e all’aquisto di streaming.

Visto che tutto questo è noto, perché Fimi lo consente? Perché non toglie gli streaming dai conteggi e calcola solo gli acquisti fisici e digitali? E soprattutto perché consente che Spotify Italia sia manipolata da una sola persona? Apportando queste modifiche nei conteggi, è vero che si ridurrebbero drasticamente le varie certificazioni, ma quanto meno ci troveremmo davanti a un’industria musicale trasparente, corretta e imparziale per ogni artista e genere musicale e soprattutto i plays Spotify smetterebbero di diventare un’ossessione e anche la piattaforma avrebbe l’imparzialità che dovrebbe avere.

Perché quindi Fimi non prende provvedimenti? Come può una piattaforma che non è trasparente essere certificata da Fimi? Vi faccio un esempio. Due anni fa, quando iniziò il conteggio degli streaming, si sollevò un polverone intorno a Ghali e alla sua Pizza Kebab. La canzone ebbe un exploit di streaming assolutamente sospetta per quel periodo e per il numero di iscritti che aveva Ghali all’epoca. Lui in quel periodo era indipendente, il disco uscì infatti con Believe, e le major fecero un esposto a Fimi che si ritrovò costretta ad indagare e in seguito venne modificato il metodo di conversione, che resta comunque basso e sproporzionato visto che si aggira sui 100 stream per un download.

Ovviamente questo discorso vale solo per l’Italia, all’estero non è così. Negli USA, per esempio, un disco d’oro si raggiunge con 500.000 copie vendute e il platino con un milione. In Germania, invece, le classifiche sono costruite in base al fatturato, ovvero all’economia che gira intorno a un disco. In Italia in base alle vendite, agli streaming reali e a quelli comprati e falsificati dalle playlist di Spotify Italia. 

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