Non chiamatelo Spotify Italia, chiamatelo le playlist di Andrea Favale

Non chiamatelo Spotify Italia, chiamatelo le playlist di Andrea Favale

Quando si parla di mafia nella musica, si parla di persone che fanno il bello e il cattivo tempo a discapito degli artisti e della musica stessa. E nello specifico si parla di una persona, l’unico editor di Spotify Italia. Già il fatto che Spotify Italia sia in mano a una sola persona è assurdo, ma lo è ancora di più se questa persona ha il potere di modificare l’andamento dell’industria musicale italiana. Non stiamo parlando di una radio, se un pezzo viene mandato più e più volte, questo non va a influire sulle classifiche, magari può portare alcuni utenti a cercare il brano e a scaricarlo, ma fine della questione. Spotify è diverso. Un brano messo nelle playlist di Spotify va ad aumentare gli streaming che vanno ad influire sulle certificazioni e sulla classifica Fimi. Spotify in questo senso ha un potere del 40%. Se in dieci playlist di Spotify Italia troviamo più o meno a ripetizione sempre i soliti artisti, e gli artisti che ultimamente vanno per la maggiore sono Boro Boro, Mambolosco, Capo Plaza, Vegas Jones, Shiva, Sfera Ebbasta, ma anche Izi e Nayt, va da sé che questi artisti avranno un numero maggiore di streaming rispetto ad altri. Provate a guardare le playlist di Spotify e trovatene una dove non ci sia una traccia di Capo Plaza, per esempio, l’autore di 20 ha infatti una media di 2/3 tracce in ogni playlist. Lo stesso vale per Boro Boro, Lento infatti è stato inserito ovunque, anche in Top Hits Italia, dove in teoria non si parla di trap, ma di musica in generale. Perché? Chi decide tutto questo? Il Signor Andrea Favale. È lui a decidere, in base al suo gusto personale e ai suoi rapporti di amicizia, quali artisti mettere e quali no. Queste non sono farneticazioni o supposizioni. Ci sono screenshot che stanno girando dove il Signor Andrea Favale, alla richiesta di inserire uno o più artisti nelle playlist di Spotify, risponde “No perché non mi piace“. Non mi piace? È la sua playlist personale o una playlist che va ad influenzare il mercato discografico e la carriera di un artista?

Ribadisco, Spotify ha il potere grandissimo di influire per il 40% sulle classifiche che, parliamoci chiaro, portano soldini in tasca agli artisti. E con questo potere agisce in base al gusto personale e ai rapporti di amicizia di una persona. Non esiste niente di equo, di imparziale. Sei suo amico? O gli piace la tua musica? Ti mette ovunque, come Boro Boro e Capo Plaza oggi, come Sfera Ebbasta, Guè Pequeno e Coez ieri. Certo, perché il disco di Coez, Faccio un casino, deve essergli piaciuto molto, visto che c’erano tracce di Coez ovunque, anche un anno dopo la sua uscita e ovviamente a discapito di uscite più recenti. Anche 20 di Capo Plaza deve essere un disco che il Signor Andrea ha gradito in modo particolare, insomma è uscito da più di un anno eppure le tracce sono onnipresenti. Lo stesso vale per gli ascolti shuffle. Se non sei un utente premium ti partono random dei brani e ovviamente non partono a caso, anzi. Vi è mai capitato di crearvi una vostra playlist e di ritrovarvi brani che non avevate messo? Non siete impazziti voi, è Spotify Italia che ve li ha messi, in caso voi vi foste dimenticati di inserire quel determinato artista.

Oltretutto ci sono artisti che mancano completamente dalle playlist di Spotify Italia, artisti anche grossi, molto grossi, perché vengono ignorati? Perché infilarci un Boro Boro ovunque e un Mahmood o un Achille Lauro mai? Boro Boro è forse più famoso di loro? O forse questi artisti non godono della simpatia dell’editor di Spotify Italia?

Morale della favola: Come riporta anche redblue.it, se è vero che una copia venduta corrisponde a circa 150 ascolti di una canzone, è altrettanto vero che l’inserimento di un brano nella playlist Raptopia su Spotify (tanto per citarne una) vale molto di più di venti passaggi della stessa canzone su Radio Deejay, per fare un esempio. E come riporta sempre redblue.it, secondo fonti RIAA, lo streaming rappresenta il 75 per cento degli introiti dell’intera industria discografica e per questo i curatori musicali delle fantomatiche playlist sulle piattaforme di streaming, Spotify in testa, rappresentano coloro le cui decisioni determineranno i flussi della marea discografica, nello specifico, trattandosi nel caso di Spotify di un solo editore, tale potere è in mano al Signor Andrea Favale. Dal numero degli ascolti, infatti, si determinerà il successo o meno di un progetto discografico.

Quindi non chiamatele più PLAYLIST DI SPOTIFY ITALIA, MA PLAYLIST DI ANDREA FAVALE ITALIA. E a tutti gli artisti dico: non dovete fare musica che piaccia a voi o al vostro pubblico, ma musica che piaccia al suddetto Signore e sperare che il vostro manager stringa un rapporto di amicizia con lui.

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