È lotta agli streaming fake su Spotify

È lotta agli streaming fake su Spotify

Oggi tutto si basa sui numeri: followers, visualizzazioni, streaming. Chi più ne ha, più è famoso e più guadagna. Peccato che i followers si possano comprare, le visualizzazioni su YouTube idem e gli streaming su Spotify anche. Il risultato? Non si saprà mai chi ha numeri reali e chi no.

Vi ricordate quando il servizio di streaming musicale Tidal, di proprietà del rapper americano Jay-Z, fu accusato di aver gonfiato i numeri degli ascolti di due dischi, Lemonade di Beyoncé e The Life of Pablo di Kanye West? Ci fu un polverone assurdo.

Il tema è stato affrontato questa settimana durante la Indie Week di New York, una serie di incontri sulle etichette discografiche indipendenti. Durante una delle conferenze, come riporta il Financial Times, è stato stimato che il numero degli streaming illeciti ammonterebbe oggi al 3-4 % del totale. Secondo Louis Posen, fondatore dell’etichetta indipendente Hopeless Records, in totale si parla di circa 300 milioni di dollari di potenziali entrate perse ogni anno (circa 265 milioni di euro).

Il direttore di un’altra casa discografica ha detto al Financial Times che molti manager del settore acquistano ascolti illegali tramite bot per cercare di aiutare i loro artisti a iniziare bene la carriera, o nel caso in cui questi siano in corsa per la prima posizione in classifica. Alcune aziende lo considerano come una spesa di marketing, un po’ come per l’acquisto di followers su Instagram, non serve molto per un artista o per una casa discografica per ottenere qualche ascolto in più. Basta cercare su Google “Acquistare ascolti/stream/play su Spotify” per trovare centinaia di siti che vendono servizi che promettono l’incremento del numero di ascolti per una canzone, con prezzi che vanno da poche decine a migliaia di euro.

Per questo motivo 24 società che si occupano di musica, tra cui le case discografiche Sony, Warner e Universal e i servizi di streaming Amazon, Deezer e Spotify, hanno annunciato la sottoscrizione comune di un codice di condotta per contrastare la manipolazione degli ascolti in streaming. John Phelan, direttore della Federazione Internazionale degli Editori Musicali (ICMB), ha detto a Rolling Stone che “la manipolazione degli streaming è diventata una piaga per tutto il settore negli ultimi anni, portando a un flusso di entrate completamente distorto e a modelli di ascolto completamente distorti. Qualcosa deve essere fatto“.

Per Spotify è complicato capire se gli ascolti siano reali o artificiali: un modo per farlo sarebbe quello di vedere se un artista passa nel giro di poco tempo da pochissimi a moltissimi ascolti, oppure se la maggior parte di questi si ferma a 31 secondi. Infatti Spotify registra solamente gli ascolti che abbiano raggiunto almeno 30 secondi, e molte fabbriche di bot sono programmate per ascoltare una canzone solo per 31 secondi per poi passare a un’altra. Secondo alcuni manager musicali che sono intervenuti alle conferenze, Spotify non avrebbe fatto abbastanza in questi anni per contrastare il fenomeno, e non avrebbe investito nella tecnologia necessaria per intervenire in tempo e bloccare i bot. Nel 2018 Spotify aveva detto di essere a conoscenza del problema, ma di non poter intervenire in alcuni casi per rimuovere gli utenti falsi a causa di limitazioni nella capacità di identificare i loro account.

Ora è difficile capire come e quando questo sistema inizierà a funzionare in modo corretto e pulito e sarebbe interessante vedere i numeri reali di alcuni artisti, ma è una prassi che va avanti da sempre. Un tempo le case discografiche compravano numerose copie di dischi per far crescere le vendite di un artista, oggi si comprano gli streaming e di fatto nulla è cambiato. 

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