La prima volta che….

La prima volta che….

La prima volta che ho parlato con Gué Pequeno da pseudo scrittrice di rap italiano, ho fatto una figura di merda talmente grande che ancora me ne vergogno. Ero alla presentazione di Gentleman insieme ai miei amici di sempre Wad e Kosmi. L’evento era ovviamente per pochi intimi e io, emozionata come non mai, mi sono avvicinata a Guè e gli ho chiestoPosso farti una foto per il sito per cui scrivo?” (Ho omesso di dire che il sito in questione era hano.it perché la maggior parte della scena lo odia, Guè in primis). Lui mi risponde “Certo, dove vuoi che mi metta?“. E lì vado nel panico. Inizio a balbettare “Eh dove vuoi“, e lui mi risponde “Eh dove vuoi tu, dimmi dove devo mettermi e mi metto” e andiamo avanti così per un po’, la gente intorno a me ride e mi prende giustamente per il culo, io avrei voluto sprofondare, ma poi ho avuto un lampo di genio e gli ho chiesto di mettersi davanti alla gigantografia della copertina di Gentleman e finalmente ho fatto sta foto.

 

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E come se non avessi già fatto una figura di merda colossale, decido di aggiungere uno sfigatissimo “Grazie per la tua musica“, al quale Gué risponde con un “Grazie a te“. Potevo interrompere il ciclo di figure di merda da sfigata? Ovviamente no e aggiungo un “No grazie a te” al quale lui ribatte con “No no grazie a te“.

FINE.

 

La prima volta che ho intervistato Entics, invece, è stato in occasione del suo ultimo disco, Purple Haze, scrivevo sempre per quell’altro sito ed ero alle prime armi con le interviste in ambito musicale. Come da prassi mi era stato mandato il disco in pre ascolto che non avevo avuto tempo, o forse voglia, di ascoltare. Toccava a me. Entro nella stanza sicura, saluto Entics e iniziamo a parlare, alla seconda domanda, che più che una domanda era un’affermazione buttata lì a caso, ho fatto subito bingo. Esordisco con “questo disco segna sicuramente la tua maturità sia artistica che personale, ti ho trovato decisamente più maturo e adulto“, lui mi risponde “grazie, è la cosa più bella che potessi dirmi! Ti vorrei baciare! Si vede che hai capito il disco“…. Ormai era fatta e mi ero portata a casa un’intervista con i fiocchi, peccato che nessuno sapesse che quel disco non l’ho mai ascoltato.

FINE.

 

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La prima e unica volta che ho intervistato Fedez, invece, scrivevo di moda su un sito che credo non esista più. Si parla del 2013, 2014 se non erro. Lui era stato invitato all’inaugurazione di Pull & Bear in Corso Vittorio Emanuele a Milano. Gli ho fatto qualche domanda sul brand, sul negozio, domande alle quali non sapeva rispondere e risposte che mi sono dovuta completamente inventare. Stessa sorte capitò con Ghali, la prima volta che lo intervistai. L’intervista era per l’uscita di Album, fatta frettolosamente al telefono. Non ha capito neanche mezza domanda e giuro che non gli ho chiesto la metafisica trascendentale. Continuava solo a dirmi “Non ho capito la domanda, puoi rifarmela?” Così per tre o quattro domande, alla fine mi dice “Puoi farmi domande più semplici?” Ovviamente questo è un altro caso in cui ho dovuto inventare le risposte.

 

FINE.

 

La prima volta che ho rischiato di essere bannata da una conferenza stampa a causa di un mio articolo, invece, è molto recente. Fino a quel momento ero stata solo ammonita, quella volta richiai di essere espulsa. Evviva la libertà di stampa! La conferenza stampa in questione era per l’uscita di Triste di Samuel Heron. Mi invitarono, poi ho scritto un articolo ironizzando sulle mosse di marketing acchiappa hype create da Samuel e non solo. La conferenza stampa era prevista per il giorno seguente e, non avendo ricevuto alcuna indicazione in merito, ho deciso di scrivere all’addetto stampa, il quale ha esordito dicendomi “come faccio a invitarti dopo l’articolo che hai scritto?“. Al che faccio presente che in quell’articolo non avevo insultato nessuno, che esiste la libertà di stampa e che la mia era un’analisi ironica e critica, non un attacco personale. Mi risponde “Se devi venire per poi scrivere male è meglio se non vieni“. A parte che non potevo sapere se avrei scritto bene o male non avendo ascoltato il disco, la situazione mi sembrava un po’ grottesca… Alla fine sono andata e ho scritto un articolo sobrio. Viva la libertà di stampa!

 

FINE.

 

La prima volta che ho criticato una canzone di Highsnob, lui mi ha tolto il follow su Instagram e ha smesso di rispondermi su WhatsApp. La prima volta che ho criticato un comportamento di Axos, mi ha dedicato un’interessantissima Instagram stories nella quale mi diceva “Non puoi criticarmi, visto che campi grazie a noi!A quel punto ho ringraziato tutti i rapper che mi pagano lo stipendio a fine mese. 

Concludo con la seconda volta che Nerone mi ha insultata e diffamata. La storia è chiusa e sepolta ormai, ma la denuncia che i miei avvocati stavano per presentare era comunque a livello penale. Bene, mi è stato chiesto da Ale Punto e Basta di trovare un accordo per non andare per vie legali. L’accordo è stato trovato. Mi è stato promesso che mi avrebbe trovato un lavoro come quello che Nerone mi aveva fatto perdere da Dolly Noire, che mi avrebbe risarcita delle mensilità perse e che mi sarebbe stato debitore. Ovviamente non ho visto niente di tutto questo.

 

FINE.

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