Anna Savini a New York

Anna Savini a New York

Come fai tu ad andare a New York da sola che ti perdi ogni volta che esci dalla porta di casa

 

È vero, mi perdo (quasi) ogni volta che esco dalla porta di casa. Ma a New York non mi sono mai persa, anzi dovrei dire a Manhattan non mi sono mai persa, perché New York è fatta da cinque quartieri e io ho solo lambito il Bronx, il Queens, Brooklyn e Staten Island. Però ormai conosco Manhattan come le mie tasche. E ci ho passato solo sette giorni, non sette mesi.
Oddio, Broadway mi ha ingannato due o tre volte perché è sempre lì in mezzo alle Streets, in diagonale, e quindi non sai più se la Sesta Avenue è di qua o di là. Ma se non devi prendere il treno e mantieni la calma, te la cavi. Te la cavi anche se devi prendere il bus sull’ottava, davanti a Penn Station, e ti accorgi che stai andando verso la quinta come ho fatto io una mattina, dopo essermi allontanata dalla fermata per cercare un paio di occhiali.
A New York te la cavi sempre, è questo il punto. Non sbagli mai e se vai nella direzione opposta trovi qualcosa che avresti comunque voluto vedere. Partendo da Times Square, dove io avevo l’albergo, arrivi dappertutto.

 

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LA GRIGLIA

 

New York è una griglia, non puoi perderti, lo dicono tutti, anche nel film con De Sica Natale a New York, ed è vero. Scegli una strada tipo l’ottava e la fai tutta. In alto arrivi a Central Park. In basso a Wall Street e alla Statua della libertà. A sinistra scendendo arrivi all’Onu e da lì puoi andare in traghetto alla statua della libertà. In mezzo ci sono Chelsea e Soho. Se vai a destra trovi il Museo d’arte moderna o Chelsea market se ti fanno schifo i musei. E poi risali da un’altra parte. E tutto intorno c’è l’acqua. Facile no? Tanto più di una cosa per volta non puoi fare, come dice sempre il mio capo. Una cosa per volta era il mio motto a ogni incrocio. Tutto insieme sembra impossibile da fare. Una cosa per volta è alla portata di chiunque.
Magari da Central Park a Tribeca a piedi la strada è un po’ lunga, ma ci sono sempre i taxy gialli o la metropolitana che ha diecimila linee con ingressi diversi a seconda se vai a Uptown o Downtown, è vero, quindi non è proprio elementare. Ma trovi sempre qualcuno che ti aiuta a orientarti. Magari prima devi chiedere a dieci persone perché nove rispondono «non so», ma alla fine uno che ti aiuta c’è sempre. Gli ultimi giorni ero io ad aiutare i turisti. Chiedevano indicazioni a me e io sapevo rispondere, magari non per la metro ma per le altre strade sì. Tipo ho salvato una ragazza che aveva avuto lo stesso problema con la Broadway in mezzo alla strada per la stazione.

 

AMERICANI GENTILI

 

Al mio primo giorno di metro ho trovato una macchinetta che non prendeva i dollari di carta. Per fare la Metro card servono i tre dollari del primo viaggio e le monete non bastavano. Una ragazza che mi stava aiutando mi ha dato dei soldi. Giuro, mi ha dato delle monete. E grazie a lei ho fatto il mio primo viaggio. Era nera, per la cronaca. Le bambine di mia sorella, che hanno 7 anni, mi hanno insegnato che non si classificano le persone per il colore della pelle. Ma in questo caso direi che è importante. Non credo riuscirò mai a ritrovare la ragazza per ridarle i soldi, la posso solo ringraziare. Un’altra volta un signore mi ha dato la sua Metrocard perchè la mia non funzionava. E il ragazzo della pizzeria all’angolo della 46esima dove vendevano la pizza a fetta uguale a quella italiana (3.81 a fetta tasse incluse) appena mi vedeva diceva subito “Due margherita”. Che è come quando al bar, nei film, ordinano il solito. Il cibo a New York non è un problema al massimo è un problema il conto. I ristoranti che servono insalate e frullati hanno clienti in giacca e cravatta. Le catene di hamburger, Kentucky Fried Chichen, Wendy’s. Taco Bell hanno le code alle casse 24 ore su 24. E i supermercati Duane Reade risolvono qualunque altra evenienza ce ne sono due o tre per blocco, uno di fronte all’altro…

 

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LE STORIE DI STATEN ISLAND

 

È molto più difficile descrivere New York che passare sette giorni lì. Per questo nessuna guida potrà mai dare l’idea di quanto questa città ti faccia sentire più a casa del tuo paese. La prima volta che ho chiesto la strada a qualcuno mi ha risposto: “Five blocks”. Così ho imparato subito il loro linguaggio.
Di blocco in blocco arrivi dove vuoi e vedi tutta Manhattan a piedi. Anche senza aver pianificato nulla prima di partire come ho fatto io. Anche se hai il cellulare scarico e non puoi usare google maps, come è capitato a me il primo giorno. Sono uscita a caso e a caso sono arrivata all’Onu e dall’Onu a caso ho visto Long Island, sono arrivata lì in traghetto, poi sono ripartita per Wall Street passando sotto ai ponti di Broookyn e Manhattan. Quando siamo arrivati all’attracco, ho visto la Statua della Libertà e sono salita sulla Cruise per andare a vederla con il cellulare quasi scarico. Sono riuscita a farmi fare le foto per miracolo prima che si spegnesse del tutto. E infatti non ho foto di Staten Island, un posto meraviglioso dove arrivavamo gli immigrati, italiani, irlandesi, russi nelle stesse condizioni in cui arrivano ora i migranti da noi. È pieno di foto, storie, documenti. Ci sono le pubblicità della navi che salpavano dalla Liguria. I passaporti, le gigantografie delle famiglie appena sbarcate. E’ un posto dove voglio tornare con il telefono carico.

 

GLI ADATTATORI E L’ODORE DI CIPOLLA

 

A proposito, a New York le prese non sono come le nostre, serve un adattatore. All’aeroporto avevano un combo con quattro prese a 12 euro e 90. Siccome nella mia testa una presa deve costare tre euro non ho pensato che era la stessa cosa e ho aspettato di arrivare a New York per comperarne una dai cinesi. Costavano 19.90 in un negozio di souvenir. Ho detto ma no, troppo. “Per te 15 ha detto il signore del negozio. “Per me è ancora troppo”. Alla fine ne ho trovata una a 8 dollari in edicola in strada. I cinesi che le vendevano a cinque dollari (che poi non erano cinesi) li ho trovati solo prima di partire.
Questo episodio (di taccagneria) serve solo per dimostrare due cose. Uno che è meglio prendere le prese a Malpensa. Ma due che a New York bisogna trattare su tutto e comunque guardare sempre prima i prezzi. Quando uno guarda i film vede che tutti comprano l’hot dog per strada nessuno capisce mai quanto costi davvero. Costa il doppio di una pizza al ristorante ma soprattutto ti fa puzzare di aglio, cipolla e fritto per tutta strada visto che i venditori sono dappertutto, uno dietro l’altro. Iniziano a friggere alle 6 del mattino e non ho ben capito se ci sia un orario in cui finiscono. Credo non dormano mai neanche loro, come la città. Non sei mai solo e a New York e non è pericolosa neppure di notte. Al massimo devi farti una doccia in più. E ricordarti che il caffè costa un euro solo da Mc Donald’s. Le mele costano un euro quasi dappertutto. Soprattutto devi ricordarti che il prezzo che vedi è senza tasse. Quindi devi sempre pagare sempre di più di quello che pensi.

 

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SOLE E PIOGGIA NEL GIRO DI UN QUARTO D’ORA DI PIOGGIA UNO DI SOLE

 

Per il resto puoi evitare di andare in palestra cammini che è la stessa cosa.
Quando ti stanchi di andare su o giù, vai a destra o a sinistra. Le strade con i nomi tipo Park Avenue o Lexington Avenue (dove c’è il Chrysler) fanno perdere l’orientamento per un secondo, ma qualche secondo dopo, ritrovi il tuo blocco di riferimento e tiri dritto. Appena ritrovi i numeri della griglia non puoi più sbagliare. Se scendi dalla 5th Avenue trovi il Flatiron, anzi trovi praticamente tutto, non solo Gucci e Valentino. L’unico problema è il tempo. Ogni tanto cambia di quarto d’ora in quarto d’ora. Quando piove diluvia. Compri l’ombrello, smette di piovere. Al sole fa caldo, ma poi ci sono folate di vento freddo. Sul traghetto verso la statua della libertà mi sono scottata il naso senza accorgermen, ma in generale, anche quando in Italia fa caldo, basta avere in valigia un paio di scarpe e un paio di sandali. Io non avevo scarpe chiuse. Le ho comprate. Doctor Martens bianco ottico, bellissime, magari non perfette per la pioggia ma erano quelle che mi piacevano. E poi mi hanno fatto risparmiare dei gran soldi.

 

LE SCARPE PORTA FORTUNA E LA CASA BIANCA

 

In tre giorni avevo già visto quasi tutto quello che c’era da vedere il Rockfeller center, il Flatiron, il Chrysler, l’Empire State Building, Central Park, la Nbc, Radio City. Macys. che sono tutti un po’ vicini. Ho visto anche il Metropolitan museum che non è così vicino a Central Park come sembra ma poi ho preso un bus fino alla New York University e la metro fino a Wall Street dove stavolta avevo il cellulare carico e quindi ho potuto fare le foto. Da lì sono andata a Little Italy e China town. Ero già stata qui tanti anni fa ma non avevo notato che da China Town parte il Ponte di Manhattan che si può fare a piedi con la metropolitana sopraelevata che ti corre a fianco. L’ho percorso tutto e sono arrivata a Brooklyn da dove parte l’altro ponte che ovviamente mi sono fatta a piedi, per tornare a Manhattan.
Elettrizzante è la parola giusta per descrivere la sensazione che si prova a fare qualcosa di così speciale senza neanche aver immaginato di farlo. “Ti invidio” mi hanno detto le mie amiche e io ho risposto: “Sono felice cosi lo fai anche tu”. “Imbranata ma coraggiosa” ha detto mia sorella che mi chiamava tre volte al giorno “perchè è bello chiamare qualcuno a New York”. E’ bello anche chiamare qualcuno alla Casa Bianca e un giorno sono andata a anche lì a Washinton Dc. In Flixbus, 20 dollari. Avevo prenotato il treno, 192 dollari ma era il giorno in cui pioveva e sono dovuta andare a comperare le scarpe. La signora del negozio mi ha detto: “Tu sei matta, 200 dollari di treno, vai vai, disdici il treno e prendi il bus”. Non sapevo se si potesse. Si poteva mi hanno riaccreditato i soldi del treno e con il telefono ho prenotato il bus.
Le ore di viaggio dichiarate erano 4 a andare e 4 e mezzo a tornare. Sono state un po’ di più ma il bus viaggiava come il treno. E la fermata era vicino alla casa bianca. Ho fatto in tempo anche a andare a Washington Post. L’insegna era così in alto che non capivo perchè google maps dicesse che ero arrivata. Meglio cosi entrando dal palazzo dopo ho potuto arrivare nella hall (dove non si potevano fare foto) dal corridoio interno.
Washington ha gli incroci molto più larghi di New York ho dovuto correre per arrivare alla fermata e ho scoperto che lì c’è anche il quartiere generale dell’ FBI che non sono riuscita a vedere. “You don’t miss nothing” mi ha detto una signora che aspettava il bus con me. “She’s a one day travelling woman” ha detto ai suoi figli, sorpresa dal fatto che fossi andata a Washington in giornata. Lo rifarei ancora mille volte, magari partendo con il bus delle sette visto che ero alla fermata un’ora e mezzo prima.
Nel film Inception, Di Caprio e i suoi amici si auto inducono il sonno per tornare nei sogni a riparare gli errori fatti nelle realtà parallele. Io, se tornassi a New York domani, avrei pochissimi errori da riparare. E hanno a che fare solo con le mele, le patatine e gli occhiali da sole. Quindi con me non con la città che è meravigliosa e chiunque può cavarsela da solo. Un blocco per volta per tutta Manhattan.

 

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PS Grazie a Gisella che mi ha praticamente messo sull’aereo. Alle mie amiche (nuove e non) che mi hanno tenuto compagnia durante il viaggio. E a Ferrari che quando gli ho chiesto “E adesso cosa faccio da sola a New York sette giorni” mi ha risposto “Te la godi”. Aveva ragione, su tutta la linea.

 

Anna Savini 

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