Oro Bianco si siede a Capotavola nella nuova scena rap

Oro Bianco si siede a Capotavola nella nuova scena rap

Conosco e seguo Oro Bianco dall’inizio del suo percorso artistico, da quando quasi due anni fa pubblicò Pony Express e attirò l’attenzione di Gué Pequeno e Il Profeta. È passato molto tempo da allora, Andrea è cresciuto dal punto di vista artistico, è migliorato notevolmente, ha sperimentato singolo dopo singolo, ha pubblicato un tape, ha abbandonato l’etichetta Indomabili e ha lavorato in modo assolutamente autonomo e indipendente a Capotavola, il suo primo disco uscito venerdì scorso. È un artista indipendente Oro Bianco e ci tengo a sottolinearlo, perché questa parola, la parola INDIPENDENTE, fino a poco tempo fa attirava su di sé parecchie attenzioni, un artista indipendente era un artista degno di nota, uno che aveva carattere, che sapeva fare da solo, si dava fin troppo valore agli artisti indipendenti, eppure non è stato lo stesso per Oro Bianco. Le maggiori testate giornalistiche e non che avrebbero dovuto dar valore e riconoscimento a un artista come lui e a un prodotto come Capotavola che a tutti gli effetti è un ottimo disco, è il disco che ogni artista emergente dovrebbe fare come primo disco, hanno fatto orecchie da mercante. Ma Oro Bianco c’è, è presente sulla scena, non ha mai elemosinato props o interviste e la sua musica parla per lui. Con Capotavola si è guadagnato il posto a capotavola alla tavola della nuova scena rap italiana.

 

 

“Con Capotavola ho voluto dimostrare che sapevo fare cose diverse. M.I.LA.N.O. per esempio è una traccia a cui sono legatissimo, ma non è trap, è un omaggio che ho voluto fare alla mia città e mi sembrava inopportuno usare melodie e suoni moderni, è un mio tributo a quelli che sono i colossi del rap milanese, Marra e i Dogo. Ho voluto raccontare le due facce che convivono a Milano e che la rappresentano. Da noi in zona, quando ti compri le Nike nuove, diventa obbligatorio dire non mi sporcare le Nike, l’abuso più grosso è proprio quello di sporcarsi le Nike”.

 

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Sei partito con un’etichetta e poi hai pubblicato un disco da indipendente, immagino sia non stato un periodo facile, come l’hai vissuto?

 

“Ci siamo divisi di comune accordo, ma ammetto che dopo l’uscita dall’etichetta ho vissuto un periodo non semplice perché mi sono ritrovato in mare aperto. Vedevo che in quei mesi continuavano a uscire parecchi artisti emergenti che stavano prendendo piede, io sapevo che avrei dovuto restare fermo perché avrei dovuto lavorare molto al disco. Ho cercato persone professionali con cui poter collaborare, mi sono riunito con Pankees e ci siamo chiusi in studio, il nostro obiettivo era quello di far vedere che c’eravamo anche noi”.

 

Hai avuto paura di non farcela?

 

“Sì perché mi sono ritrovato completamente da solo, con i miei amici più stretti che ora sono il mio team, e ci sono state parecchie mattine in cui mi sono svegliato e mi sono sentito spaesato, ma quando hai un sogno devi trovare il modo di portarlo avanti e non ti fai mettere paletti da nessuno”.

 

Come mai hai scelto di inserire solo due featuring nel disco e di non inserire persone di spicco?

 

“Ho un bellissimo rapporto con gli artisti con cui ho voluto collaborare nel disco, la mia scelta è stata dovuta al fatto che volevo far vedere chi sono e cosa so fare. Con Capotavola non voglio diventare mainstream, voglio far vedere, soprattutto a me stesso, che senza il big della scena nel disco, i risultati possono arrivare lo stesso. Mi auguro di arrivare ad avere un rapporto con qualcuno che è sicuramente più mainstream di me e mi piacerebbe che il conttatto venga in modo naturale. Non mi è mai piaciuta l’idea di andare da un artista che è più in alto di me e chiedergli di fare un pezzo insieme, voglio che avvenga per merito e perché  qualcuno trovi interessante la mia musica. Con questo disco ho voluto dire: questo sono io, questo è quello che so fare, adesso ditemi voi se Oro Bianco ne vale la pena“.

 

Mi spieghi la traccia Hogan?

 

“Sono cresciuto in un quartiere dove il culto di chi inizia a fare il mestiere è avere il borsello con le Hogan. So che è un brand odiato dal giovane pubblico, ma è una cosa che ho sempre tenuto a cuore, tutti i ragazzi zanza di quartiere sanno che la legge è Hogan col borsello e quindi mi sono detto: tutti le odiano e io ci faccio una traccia. Il pezzo è ignorantissimo, ma è la sua peculiarità perché chi ha le Hogan e fa il mestiere è così”.

 

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Invece il titolo Capotavola è un modo per dire adesso sto facendo da solo e siedo a capotavola della mia tavola?

 

“Sì, a tavola sono da solo, mi siedo come voglio e mi presento a voi così. Volevo far capire che ho lavorato da solo a 22 anni e con il solo supporto del team composto dai miei migliori amici. Capotavola è un posto ideale dove sedersi, senza nessuno di fianco. Si sta più comodi, hai il tuo spazio. Ora gioco da solo, posso anche permettermi di mettere i gomiti sul tavolo”.

 

Visto che in Capotavola ci sono 12 tracce molto diverse tra loro che raccontano parti della tua vita, qual è il filo conduttore che lega il tutto?

 

“Che sono sempre me stesso, sono stato nei peggio casini, ma anche con persone per bene, quindi ho ricreato me stesso nel disco. Nelle Tasca racconta la mia vita prima della musica, durante alcuni periodi della musica fino ad arrivare ad oggi. Principessa è una traccia che ho dedicato alle donne, ma il filo conduttore è che sono io in tutte le tracce, non ho mai raccontato una cosa in più o una in meno, solo quello che ho vissuto, che ho visto e che ho provato. Mi auguro che questa cosa venga capita e apprezzata, anche se so che essere se stessi non sempre paga, ma io sono ripartito da zero con 12 tracce completamente inedite”.

 

In Capotavola c’è tutto Oro Bianco o ci sono ancora delle cose che devi dire?

 

“Potrei scrivere un libro con le cose che ho ancora da dire, ma mi piace variare, perché penso che puoi imparare solo se ti metti a fare più cose possibili. Se ti concentri solo sulla trap o solo sul rap o solo su determinate melodie, secondo me impari ma fino a un certo punto. Non c’è tutto Oro Bianco nel disco, ma una gran parte di me, quella che ho voluto far vedere, ma ho in serbo ancora tanto altro”.

 

Saresti andato ad Amici?

 

“Ho scelto di non andarci, nonostante sia un ottimo talent, ma avrei dovuto fare uno switch. Non avrei potuto portare ad Amici i miei testi e questo avrebbe significato che non avrei potuto essere me stesso, ed è una cosa che non mi fa impazzire. Sarebbe stata una figata, ma voglio vedere l’essere me stesso, con Capotavola e Oro Bianco dove può arrivare, quello che può imparare e quello che posso fare al di fuori di un talent”.

 

Cosa ti aspetti da questo disco?

 

“Non è un disco per dire guarda cos’ho fatto, è un disco disco per far vedere che ci sono, che sono presente e mi sono presetato con 12 inediti. Non ho aspettative, vorrei esserci ed è questo che voglio che sia”.

 

 

 

 

 

 

 

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