Rkomi non è un rapper e il suo non è un disco rap

Rkomi non è un rapper e il suo non è un disco rap

Non sono un rapper” ha detto Rkomi durante la presentazione di Dove gli occhi non arrivano, un modo per mettere le mani avanti e dare una giustificazione al suo cambio di rotta? D’altronde quando un artista vira verso lidi che toccano il pop inizia a prendere le distanze dal rap, “non sono un rapper” aveva detto anche Achille Lauro a Hip Hop Tv circa un anno e mezzo fa e in effetti non è un rapper o almeno non lo è più. Lo stesso vale per Ghali, per Fedez, ma Rkomi era una speranza, era quello che con la sua capacità di unire flow e parole avrebbe potuto essere il giusto erede di Marracash, ma già da Ossigeno avevamo assistito a un suo cambio di genere e lui stesso aveva ammesso che quel progetto segnava il passaggio dal vecchio al nuovo Rkomi e così è stato.

 

 

Dove gli occhi non arrivano è un buon disco, scorre fluido, leggero, ha dei ritornelli super orecchiabili, ma non manca della capacità di scrittura a cui Rkomi ci ha abituati. Persino in La U, dove sembra che Rkomi non ci racconti niente, riascoltandola con attenzione ci accorgiamo che in effetti non ci racconta niente ma lo sa fare bene, con stile. Già dai featuring avremmo dovuto capire che la nuova dimensione di Rkomi sarebbe stata pop, e pop non è una parolaccia, d’altronde per vendere, per arrivare a un pubblico maggiore, per farti conoscere anche da chi non ha mai sentito il tuo nome, devi dare al pubblico una versione semplificata, allegra e per famiglie del rap, quel tipo di musica che canta la mamma in macchina con i figli, che passano le radio, che magari ritrovi come jingle in una trasmissione televisiva e in Dove gli occhi non arrivano c’è tutto questo, ci sono le basi per espandere il suo pubblico. Complici anche gli ospiti, nomi come Elisa, Jovanotti, Ghali e lo stesso Sfera Ebbasta sono nomi che conoscono tutti, sono artisti pop a tutti gli effetti. Rkomi non è più quello di Daisen Sollen? No e grazie al cazzo sono passati tre anni, neanche i Dogo erano più quelli di Mi Fist, si cresce, si cambia, si evolve, cambiano le visioni, cambiano i racconti, le storie, perché cambiano le vite di chi le racconta e soprattutto viene a mancare la fotta, quella tipica del rap, di chi vuole farcela in favore di una musica che vuole arrivare a più persone possibili.

Registrato tra Italia e Sudafrica con la direzione artistica di Charlie Charles, possiamo dire che Dove gli occhi non arrivano rappresenta un salto di qualità, un cambiamento per Rkomi, che, sfumando i confini tra pop e trap, è riuscito a creare un vero e proprio mondo a sé, un genere pieno di ispirazioni e suggestioni che non ha e non cerca definizioni. Lui, che è considerato uno dei nomi più promettenti della nuova scena rap italiana, una sorta di poeta 2.0 apprezzato per le sue liriche intricate, ricche di doppi sensi, associazioni di idee e significati nascosti, non ha perso la sua verve artistica e di scrittura, l’ha solo smussata.

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