“Eliminare i propri difetti significa rimuovere ciò che ci rende unici” UOMO! Mondo Marcio

“Eliminare i propri difetti significa rimuovere ciò che ci rende unici” UOMO! Mondo Marcio

A Mondo Marcio, insieme a Fabri Fibra e successivamente se vogliamo ai Club Dogo e Marracash, va sicuramente il grande merito di aver sdoganato il rap in Italia e di averlo portato al livello in cui è ora.

Non saremmo qui a parlare di rap se non fosse stato per Mondo Marcio, il contributo dato da lui prima, e dai suoi colleghi sopra citati dopo, a questo genere musicale nel nostro Paese è innegabile e quando si nomina Mondo Marcio, per me, si nomina il Rap italiano. Di Mondo Marcio e del suo background sappiamo tutto, dal divorzio dei suoi genitori, alla sua adolescenza, ci ha raccontato tutto lui nei suoi dischi e nei suoi testi che sono estremamente autobiografici e che negli anni ci hanno catapultato nella sua vita e nel suo immaginario.

Quando l’ho incontrato due anni fa, avevamo parlato di UOMO!, che all’epoca era in fase embrionale, di lavorazione, ma rileggendo le parole che mi disse allora e ascoltando UOMO!, ho avuto la conferma che non ha tradito le promesse fatte, né tantomeno mie aspettative.

 

Adesso stai lavorando a un disco?

 

“Sì, sto lavorando al disco nuovo, sono anche a buon punto e dopo l’estate secondo me ci sarà anche qualche rivelazione interessante. Sono molto contento del mio nuovo disco, sarà un disco sicuramente al passo con i tempi, non ho mai fatto musica per gli anni d’oro. Ci sono dei periodi musicali che mi piacciono più di altri, però ho sempre fatto musica adeguata all’anno che correva in qualche modo. Per descrivertelo posso dirti che se fosse droga, sarebbe più puro degli altri, è meno tagliato questo disco. Non è il massimo come analogia, lo so, però è la prima che mi è venuta in mente. E’ più puro degli altri dischi, è più ruvido, è meno tagliato, è più stimolante da registrare, non saprei come dirti, sono in un periodo creativo in cui le cose fluiscono molto bene, quindi stanno nascendo delle cose molto fighe, sono molto contento. Soprattutto non è banale. Io ho sempre cercato di fare musica non banale, però questo particolarmente, penso che farà divertire molte persone e farà girare i coglioni a molte altre persone perché è un disco che non ha mezzi termini. Molto spesso mi sono trattenuto perché comunque una parte di me cerca sempre di evitare la polemica, quindi magari scrivo in una maniera piuttosto che in un’altra. Ma in realtà non ci sono regole, quando un pittore si mette a fare un quadro non pensa a come gli altri hanno fatto i quadri prima di lui, fa quello che vuole, e così è il rap. Però, questo te lo posso dire, sarà più figo, più puro, più divertente da ascoltare, sarà più toccante, più stimolante perché io sono più stimolato. Sai, c’è un grosso problema di stimoli vivendo in Italia e facendo musica nera e per qualche motivo gli Dei della musica mi stanno ispirando molto ultimamente, quindi questa cosa sta uscendo nelle canzoni e sono molto contento di quello che sto facendo adesso“.

 

Non è difficile avere sempre qualcosa da dire? Per come ti ho vissuto io, ascoltandoti, ho sempre visto delle fotografie, ci sono tante parti della tua vita, tu le hai sempre messe nelle tue canzoni e i tuoi dischi li ho sempre vissuti come se fossero una traccia unica, non ho mai visto cose spezzate

 

“Certo, quello, il fatto di fare degli album che puoi ascoltare dall’inizio alla fine, è perché comunque è come piace a me sentire i dischi, mi piace sentire quel tipo di dischi, quelli che metti su in repeat, più che senti il singolo e poi ti viene da mandare avanti. Preferisco i dischi da mettere in repeat, quindi è per quello, è perché mi piacciono quei dischi e cerco anch’io nel mio piccolo di fare i miei così. Il fatto di avere qualcosa da dire, si tratta un po’ di tenersi ispirati, se hai una vena creativa e fai fluire questa vena in quello che scrivi, in quello che dipingi, fai uscire le cose che provi e che ti succedono in quello che scrivi. Quindi, visto che delle cose mi succedono, alla fine ho 30 anni, sono molto giovane, sono molto curioso, vado in giro, vedo gente, faccio cose, però davvero e quindi queste cose escono. Quando farò un altro tipo di vita, probabilmente smetterò di fare rap, perché qualcosa da dire lo devi avere”.

 

Ti senti ancora “solo un uomo”?

“Beh, tutti ci sentiamo solo un uomo, o solo una donna. Il fatto di dire e di scrivere mi sento solo anche in mezzo alla gente può suonare con un’accezione negativa, ma in realtà non lo è. E’ semplicemente un modo per dire all’ascoltatore ‘vieni ti sto portando in quel posto, nel posto dove ti trovi quando sei per i cazzi tuoi, vieni con me, ti sto portando in quel posto lì’. Quindi siamo sempre lì, in un modo o nell’altro, magari quando ti stai divertendo tanto, non te ne accorgi, quando hai tanto da fare, però sei sempre lì, quando ti guardi allo specchio, sei sempre tu. Quella barra, di essere solo un uomo, significa alla fine ti confronti con te stesso, sei tu il tuo più grande avversario e questo non se ne va mai”.

 

Ecco, da qui e da questa frase “Lasciate che ogni uomo dia la sua versione della verità e poi affidate il caso a Dio” arriviamo direttamente ad oggi. Sono passati due anni, ma è come un film che continua con un nuovo capitolo che si chiama UOMO!. È un disco completo e assolutamente perfetto dal punto di vista delle rime, dei testi, del flow e delle sonorità. È un disco internazionale a tutti gli effetti, uno di quelli destinato a durare nel tempo, è come un’unica traccia che puoi ascoltare in loop senza skippare nulla. Gli amanti dei dissing possono trovare in UOMO! pane per i loro denti, Mondo Marcio infatti non si risparmia frecciatine più o meno velate agli esponenti della scena, tra cui Coez, Marracash, Sfera Ebbasta, Guè Pequeno, Young Signorino e Junior Cally, giusto per citarne alcuni, ma pensare a UOMO! solo come a un agglomerato di frecciatine è estremamente riduttivo, è emozione, introspezione, racconto, poesia, immagini, fotografie di vita vera, è il presente e il passato che si uniscono in un’alchimia perfetta.

 

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L’ultima volta che ci siamo visti mi hai detto “voglio fare un disco che ascolti in repeat”, dal mio punto di vista ci sei riuscito, dal tuo?

 

“Quella è l’idea dietro UOMO!, il fatto di fare un disco che ascolti in loop, senza pezzi riempitivi e soprattutto di fare un disco che fosse il più puro possibile e penso che lo sia a livello di contenuti e di musica. Non ho trattenuto nessun colpo, sia nei confronti di altri che di me stesso, c’è stata tanta ricerca interiore e tanta ricerca musicale e per una volta sono molto contento del risultato finale“.

 

Posso chiederti perché la scelta di mettere solo 10 tracce?

 

“Io penso che ogni volta che ascolti una canzone, ti dà qualcosa di nuovo, a seconda di dove l’ascolti, di come l’ascolti. Il disco dura quasi meno di 40 minuti perché è da prendere come una sorta di medicina, nel senso che se magari hai una giornata storta o qualcosa che non va, oppure stai affrontando un periodo un po’ difficile o particolare, questo disco è come una sorta di medicina da prendere in quel momento e da mettere in loop, quindi è come se fosse un’unica canzone”.

 

 

Quanto hai lavorato al disco? E soprattutto so che non l’hai registrato solo in Italia, ma anche in America, chi sono i produttori?

 

“Circa tre anni, c’e molta produzione estera dietro, ho girato tanto, è stato prodotto principalmente a New York da Fabrizio Sotti, Music Art che ha prodotto DDR e Questi Palazzi, Fastlife Beats che invece ha prodotto Vida Loca, mentre Swede di 808 Mafia, che è il team che produce Beyoncè, Jay Z, Dj Khaled e altri grandissimi nomi, ha prodotto Nuova Scuola che è uno dei miei pezzi preferiti a livello sonico. Quindi ho messo molta ricerca musicale, ma ho voluto mettere anche molta varietà e non stancare l’ascoltatore. Ci sono tanti album rap italiani dove il rapper spacca anche, ma arrivi alla sesta traccia e provi fisicamente fatica e non volevo quello“.

 

 

Tu senti che il tuo peso artistico all’interno della scena non ti sia stato riconosciuto come ti sarebbe dovuto?

 

“Ho imparato che nessuno riconosce quello che fai, ma che la gente riconosce quello che dici che fai, quindi visto che ho i fatti a supportare questa cosa, ho detto le cose che ho fatto e ho raccontato quello che è successo. Ho capito che ce n’era bisogno, nel senso che mi sarei aspettato in un periodo della mia vita in cui ero più naiv, che le persone o i colleghi avessero riconosciuto a me certe cose, non è andata così e quindi ho canzoni a riguardo“.

 

A quale traccia sei più legato emotivamente?

 

“A La canzone che non ti ho mai scritto, ho fatto anche fatica a registrarla quando sentivo uscire certe cose dalla mia bocca mentre le rappavo, perché sono cose che per me sono molto forti. Mi piace molto anche Questi Palazzi perché mi riporta istantaneamente a quando ero poco meno che adolescente, quando vivevo a Melegnano, ma tutto il disco è una mia fotografia, è una parte di me e sono legato a tutto questo album“.

 

Com’è nata la collaborazione con Mina? È raro che lei presti la sua voce per un ritornello?

 

“È raro che lei presti la voce per un inedito, ma con lei ho un bellissimo rapporto dal 2012. Le ho proposto una canzone che le è piaciuta e da lì è nato questo rapporto, il disco del 2014, la canzone che ho fatto per lei e Celentano del 2016 ed è nata Angeli e Demoni. Avevo scritto questa canzone che parla di un rapporto di odio e amore che hai verso la città in cui vivi, il tuo partner, o la tua carriera e quando vivi un rapporto del genere la reazione istantanea è quella di andartene e Mina ha il super potere di portarti via, di trasportarti e sono molto contento che abbia accettato di partecipare“.

 

 

Per quanto riguarda i progetti che hanno anticipato e fatto da cornice a questo disco, com’è nata l’idea di creare un qualcosa che racchiudesse UOMO! a 360 gradi?

 

“L’idea è quella di dare più di un prodotto, anche questo spazio alla Key Gallery, per esempio, è un pop up shop solo di nome, l’idea non è tanto quella di vendere delle felpe, piuttosto che la marijuana legale o il mio vino, ma quello di far entrare il più possibile le persone all’interno del mio mondo e nella mia testa. Lo stesso vale per i video e per le parti parlate nel disco, ho voluto prendere per mano l’ascoltatore, fargli fare un viaggio e farlo immedesimare il più possibile nella mia vita. Infatti, anche la foto di copertina, è una foto in prima persona, è come se io, oggi che sono un uomo stessi guardando me da bambino, infatti la cenere della sigaretta è li per quello come se stessi fumando mentre riguardo me da bambino, lo stesso vale per gli appunti che escono dalla foto. È una prospettiva dei miei occhi, fatta per far vedere che la prospettiva è la stessa, per far identificare chi ascolta in me, perché io mi identifico in chi ascolta”.

 

MONDO MARCIO_cover Uomo! (artwork Corrado Grilli).jpg

 

Eliminare i propri difetti significa rimuovere ciò che ci rende unici

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