Quanto costa una storia su Esse Magazine?

Quanto costa una storia su Esse Magazine?

È da quasi un anno che porto avanti la mia battaglia contro i siti e le pagine Instagram che lucrano sugli artisti emergenti, spacciando il tutto per PUBBLICITÀ. Ma quale pubblicità? È lucrare in modo disonesto facendo leva sul sogno di un ragazzo solo per riempirsi le tasche! Oggi, tramite un ragazzo che legge Rebel Mag, sono venuta in possesso del prezzario di Esse Magazine, che trovate a questo link e delle mail autonomatiche che riceve chiunque chieda loro informazioni.

 

 

Il sito di per sé è un bigcartel, quindi un e-commerce in piena regola dove chiunque può acquistare un pacchetto in base alle proprie possibilità economiche. Già qui sarebbe doveroso fermarsi, farsi una domanda e darsi una risposta. È ovvio che non importa a nessuno se l’artista emergente in questione sia più o meno bravo e talentuoso, tutto va bene in base a quanti soldi può spendere. 

Un po’ come quando andava di moda fare i book fotografici, andavi in una delle tante pseudo agenzie di moda che, indipendentemente dal tuo aspetto fisico, ti dicevano che avresti potuto lavorare come modella se pagavi 1000 euro per un book fotografico anche se eri alta 1 metro e 60 e pesavi 65 kg. Chiaro no?

Comunque, tornando a Esse Magazine, i prezzi sono ovviamente più cari su Esse Magazine che su Esse News vista la sostanziale differenza di follower delle due pagine, ma se uno è proprio tirato con i soldi, ma ci tiene a comparire su Esse Magazine, può avere una storia della durata di 12 ore a 100 euro, che carini, no?

Ok, tutti sappiamo che le storie durano 24 ore, ma pur di fare cassa, dopo 12 ore la cancellano. Ma io dico, non vi fate un po’ schifo da soli? Già farsi pagare da un emergente è una delle azioni più ignobili che uno possa fare per raccimolare due spicci, è eticamente scorretto e non è pubblicità, checché se ne dica per indorare la pillola e far passare un’attività a scopo di lucro in un servizio pubblicitario. In più non state dando un servizio a questi ragazzi, li state fregando, perché su 300k followers in quanti effettivamente andranno a fare swipe up? Vi mettete in tasca 200 euro a storia e non garantite ritorno alcuno perché è impossibile garantirlo e lo sapete benissimo che è così. Quanto ci metti effettivamente a fare una storia? 5 minuti? Bene, per 5 minuti di “lavoro” ti fai dare 200 euro, solo perché hai 300k followers e non dai né garanzia né tantomeno un valore aggiunto al malcapitato che ti paga quella cifra. Non solo, non viene fatta selezione, anch’io se mi metto a cantare e voglio buttare 200 euro posso finire nelle storie di Esse Magazine, ci rendiamo conto? La fanno passare per pubblicità ma è lucrare e lo sanno benissimo al punto che in ogni post in cui promuovono la loro “pubblicità” disattivano furbamente i commenti. Vi farei un applauso.

 

 

Una storia non dà maggiore visibilità o fa aumentare i numeri o la fambase di un artista, soprattutto se sporadica e a pagamento e lo stesso vale per YouTube e per gli articoli stessi. Ci sono articoli più letti e altri meno, storie e post con maggiore interazione rispetto ad altre, è il pubblico che decide, e anche se questi ragazzi avessero 24 ore di visibilità, così come viene spacciata, per un singolo, a quello dopo dovrebbero pagare di nuovo, perché non hanno acquistato degli ascoltatori fedeli, ma solo gente che per noia o curiosità ha fatto swipe up.

Gli emergenti si aiutano e si sostengono per amore della musica, per supporto onesto e veritiero e non per mero scopo di lucro. Sarebbe più corretto dire loro di investire quei soldi, non per far ricchi voi, ma per sponsorizzarsi da soli su Instagram, su YouTube, per creare contenuti di qualità maggiore, per indirizzarli verso la strada giusta da intraprendere e soprattutto sarebbe utile insegnare a questi ragazzi che chi ti vuole promuovere o aiutare lo fa in modo gratuito, senza dare falsi specchietti per le allodole. Oltretutto, prima e dopo la storia promozionale profumatamente pagata, viene scritto “Spazio Pubblicità”, giusto per sottolineare che non vi stanno consigliando di ascoltare quell’artista, ma lo stanno condividendo solo perché ha pagato, sminuendo ancora di più il valore della sua musica e facendo sì che chi guarda quelle storie le skippi.

La pubblicità è quella che fa un brand, non un piccolo artista emergente che si auto finanzia, ma siccome i brand non ci pagano o faticano a pagarci perché sono per lo più composti da persone adulte e ragionanti che ci pensano prima di investire parte del loro budget e spesso non sappiamo dove raccimolare due soldi in più, li chiediamo ai ragazzi che hanno un sogno e che farebbero di tutto per emergere e farsi notare, ma non ci vergognamo almeno un po’? Noi sappiamo la verità, sappiamo che li facciamo pagare solo per metterci in tasca qualcosa e quando siamo tra noi ce lo diciamo anche, ma sui social facciamo i finti professionisti di sto cazzo. E sto giochetto lo fanno tutti, dai più grandi agli pseudo magazine nati su Instagram sul modello di Esse Magazine, alle pagine di meme e via dicendo ed è vergognoso.

Non stiamo vendendo spazi pubblicitari a un’azienda, ma prendendo in giro dei ragazzi con prezzi competitivi per poterne vendere di più. Questo non è essere commerciali e non è fare giornalismo, è essere merde e prendere per il culo la gente. Il problema è che finché ci sarà la domanda, continuerà ad esserci un’offerta e questi ragazzi continueranno ad essere presi in giro e a credere che funzioni così, ma no non funziona così. Prendere soldi da ragazzi che sognano di sfondare con il rap è eticamente scorretto e una presa per il culo enorme. Siamo seri, cosa ci costa pubblicare una storia Instagram? Quanto tempo ci mettiamo a farlo? O quanto tempo ci mettiamo a scrivere un post o un articoletto di 10 righe? È lavoro? Sì è lavoro, ma è quello che abbiamo scelto di fare. Non è pubblicità, lo sappiamo tutti ed è inutile prenderci per il culo.

 

 

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