IDGAF: a Bobby G e a Nerone non frega un cazzo

IDGAF: a Bobby G e a Nerone non frega un cazzo

Cosa spinge un artista conosciuto a collaborare con un emergente? Sicuramente l’aver notato in lui talento e fotta per la musica. E Bobby G di talento ne ha, ma ha anche rabbia, fame, voglia di rivalsa, di prendersi tutto con la musica e la sua musica ti piacchia in testa e ti fa entrare nel suo mondo, nel suo quartiere. Il suo è un rap di strada, ma a differenza di altri, si percepisce dal primo ascolto quanto le sue parole siano vere e raccontino una storia reale.

Oggi è uscito IDGAF, il suo ultimo singolo che vede la partecipazione di Nerone.

 

 

Si può raccontare la musica, si può criticare, elogiare e a volte anche giudicare, ma spesso, soprattutto per conoscere meglio un artista, è meglio lasciare a lui la parola e il racconto. È per questo motivo che ho scelto di fare a Bobby G qualche domanda…

 

Com’è nata IDGAF?

 

“IDGAF è nata durante una chiacchierata a casa del mio manager (Marco Paolino), avevamo già parlato con Nerone di questa collaborazione io ho fatto sentire la mia strofa a lui, lui mi ha fatto sentire la sua strofa e ci siamo trovati subito”.

 

Com’è stato collaborare con Nerone? E quanto ha contato avere l’appoggio di un big della scena?

 

“Collaborare con lui è stato bellissimo, ho ancora in testa il momento in cui toccava a me registrare in studio da loro e vedevo le certificazioni dei dischi d’oro appese intorno a me e mi sono detto qui devo spaccare per forza! È stata un’emozione unica. Ora come ora avere l’appoggio di un big conta molto soprattutto per un emergente come me, avere il sostegno di un artista già affermato fa scattare nell’ascoltare la cosa di dire se c’è lui vuol dire che sta spaccando davvero ed è un po’ una rivalsa per me”.

Cosa significa l’acronimo IDGAF?

 

“IDGAF significa i don’t give a fuck
(Non me ne frega un cazzo), quindi non mi importa di te, giusto per far capire che se parlano male di noi, ecc ecc a noi non importa niente, anzi, ci fa solo piacere”.

 

Credi che lo street rap sia un po’ erroneamente inflazionato in questo periodo storico?

“Ad oggi sì, tutti vogliono farlo perché credono porti subito successo, ma non è così, come diceva Puff Daddy insegui il sogno e molte persone che ad oggi lo fanno non hanno neanche l’ambizione del rap. Se ti dicessi che non lo faccio anche per soldi, ti direi una cazzata, ma ti posso assicurare che lo faccio sopratutto perché un giorno voglio essere su un palco mio e vedere i miei fan che cantano i miei pezzi a squarciagola sotto al palco”.

 

Dove avete girato il video?

 

“In tre location diverse. La prima era un brabershop stile anni ’80 molto figo, la seconda sono dei palazzoni a Cologno Monzese, la terza invece è un ristorante (I MALACARNE) sempre a Cologno Monzese, i proprietari sono grandi amici di Zio Marco (Marco Paolino) e ci hanno dato subito disponibilità”.

 

Ad oggi qual è la tua rima che credi ti rappresenti meglio?

 

“La rima a cui tengo di più, ma che poi in realtà è una frase è Mai voluto essere come tutti perché non mi voglio omologare, ho sempre voluto e voglio differenziarmi da tutti anche se è molto difficile, non solo nel mondo rap ma nella vita in generale. Voglio che le persone mi distinguano sempre da tutto il resto, è la tendenza del voglio essere unico, un po’ così diciamo”.

 

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