Poi ci lamentiamo che il rap venga ancora associato al gesto con le corna

È da Jovanotti che ci portiamo dietro questa croce delle corna, ci illudiamo, classifiche alla mano, che il rap sia finalmente sdoganato in Italia, in realtà siamo gli stessi sfigati che negli anni ’90 vestivano baggy e che oggi vestono firmati e skinny.

Tutti parlano di rap, il rap è ovunque, è il piatto ricco in cui ficcarsi e mangiare a piene mani, gli stessi media che un tempo bistrattavano il rap e i suoi esponenti, oggi scrivono di rap. Come dimenticare le accuse fatte a Fabri Fibra di osannare Omar e Erika o ai Dogo di promuovere la droga? Bene, sono gli stessi che oggi scrivono di rap e a cui vengono affidate le interviste. Sì avete capito bene. Scrivono di rap e non solo non ne sanno un emerito cazzo, ma non si informano neanche.

Ecco che “il trap” diventa la “gettonatissima variante del rap“, i Colle Der Fomento il Colle Der Fomento, dove Danno è diventato il titolo di una canzone e non un membro dello storico gruppo e Ghali e Sfera Ebbasta hanno collaborato per la prima volta insieme nel singolo Peace & Love.

 

Giusto per citarne alcuni, ma di chi è la colpa? E perché alcuni management danno le esclusive a media che non sanno un cazzo di rap schifando i siti dedicati a questo genere musicale? Fa più figo dire sono su Vanity Fair, o Il Messaggero ha scritto del mio disco, piuttosto che La Casa del Rap? Forse sì, ma è solo e soltanto apparenza che non fa altro che distruggere la musica e la cultura.

 

 

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