Rap Doom, quando la grafica incontra il rap

Rap Doom, quando la grafica incontra il rap

Simone, meglio conosciuto come Rap Doom (https://www.instagram.com/rapdoomofficial/) é un ragazzo di 27 anni della provincia di Bologna che é riuscito ad unire le sue due più grandi passioni: l’arte e la musica. Grazie all’esplosione del rap avvenuta in questi ultimi anni, si é assistito anche al riconoscimento del lavoro degli artisti che disegnano artwork per le copertine dei dischi e dei singoli. Un ruolo che ovviamente c’è sempre stato, ma che, complici anche i social, oggi é divenuto sempre più importante. Spesso, nella nostra testa, pensando a un disco, ci viene subito in mente l’immagine della copertina, lo stesso vale per i singoli che ascoltiamo costantemente su Spotify. L’immagine e l’immaginario vanno di pari passo con la musica e hanno lo stesso valore. Il lavoro di un grafico oggi é molto importante, perché é quello che di fatto confeziona una canzone, é come un quadro a cui manca la cornice per essere esposto. Certo, é anche un ruolo inflazionato, è difficile emergere nel mucchio, ma come in tutte le cose, se sei bravo, se hai una tua personalità, prim o poi spicchi. Ed è questo il caso di Rap Doom.

Quando ti sei avvicinato al rap?

“Mi sono avvicinato al rap relativamente tardi, a 18/19 anni. Ho un background musicale basato su artisti stranieri e principalmente rock; inizialmente il rap non mi piaceva. Ho iniziato ad apprezzarlo gradualmente grazie a gruppi che inserivano all’interno dei loro pezzi delle parti “rappate” come i Red Hot Chili Peppers, i Gorillaz (Clint Eastwood) e i Linkin Park. Tralasciando gli Articolo 31, il primo vero ascolto propriamente rap fu con Vaffanculo Scemo e Applausi per Fibra che mi fece ascoltare un mio compagno di classe alle superiori”.

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Quali sono i tuoi artisti preferiti?

“Nella scena rap italiana, sicuramente Fibra, Salmo e Marracash, mentre i miei artisti preferiti in generale non fanno rap (Pink Floyd, Depeche Mode, Pearl Jam ecc.)”.

Hai mai provato a fare rap?

“Per fortuna no, sono uno di quelli che pensa che ognuno dovrebbe rendersi conto, oltre che delle proprie qualità, anche dei propri limiti. Non ho la vena di esibizionismo necessaria e poi si sa che fare rap non è obbligatorio“.

Com’è nata la tua passione per gli artwork?

“Per caso 4 anni fa. Premetto che non ho mai studiato grafica e che sono completamente autodidatta (qualcuno potrebbe anche dire che si vede ahah). Comunque, ero disoccupato e la noia mi portò a creare una pagina Facebook sul rap italiano. Ce n’erano milioni ai tempi e per differenziarmi decisi, insieme a un mio amico, di creare artwork per i singoli pezzi rap. Ai tempi non lo faceva praticamente nessuno, a differenza di adesso, difatti mi ricordo che qualche anno fa Mecna ci prese per il culo con un paio di suoi tipici tweet dicendo, oltre che eravamo scarsi (direi giustamente, soprattutto rispetto a lui), che non capiva il senso di fare grafiche per singole canzoni rap. Ora direi che il senso lo ha capito molto bene“.

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Se fossi cresciuto negli anni ’90, avresti fatto parte di qualche crew di graffiti?

“Beh non credo avrei fatto graffiti, sia per il fatto che il mio background è lontano da quello prettamente hip hop, sia perchè non ho mai avuto una passione per il disegno. Credo che la grafica sia in realtà un’unione tra la mia esigenza di esprimermi “artisticamente” in qualsiasi modo possibile e la passione per l’ambito musicale in generale. Infatti mi piacerebbe molto anche avere la possibilità di lavorare per artisti di altri generi oltre al rap”.

Come definiresti la tua arte?

“Non so se la diefinirei arte in realtà. Non ho assolutamente la pretesa di essere considerato il migliore o altro, il mio obiettivo è cercare di migliorare e ricercare la sensazione di aver costantemente creato il mio lavoro migliore, di volta in volta. Mi piace molto l’arte astratta e quindi definirei il mio lavoro come interpretativo“.

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Che tecnica usi per i tuoi lavori?

“Uso il pacchetto Adobe (Photoshop/Illustrator). I miei lavori nascono dal tentativo di interpretare un concetto o una situazione (mia o dell’artista di turno). La maggior parte possono essere considerati come dei “freestyle grafici” senza particolari pretese. L’unica mia regola è cercare di fare cose sempre diverse e soprattutto di differenziarmi dai trend che vanno di moda al momento. Preferisco essere ritenuto scarso che confodermi tra la massa“.

C’è un artista con cui vorresti collaborare?

“Vorrei collaborare con tantissimi artisti in realtà. Nella scena rap italiana direi Marracash, anche perchè fortunatamente con Fibra sono già riuscito a farlo qualche anno fa con mia enorme soddifazione”.

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Secondo te perché molti oggi stanno provando la strada degli artwork?

“Perchè, così come per la nuova scena rap, ora ci sono esempi di eccellenza anche per quanto riguarda la grafica, come Mecna o Moab. Inoltre diciamo che la grafica ha beneficiato del fatto che ora più che mai l’immagine ha assunto un’importanza fondamentale per gli artisti”.

Se non ci fosse Instagram lo faresti lo stesso?

“In realtà ho iniziato quando Instagram non era ancora molto seguito, quindi ti risponderò facendo finta che la domanda sia “se non ci fossero i social”. La risposta è sicuramente si, anche se forse in una forma differente. Non saprei nemmeno dirti quale, ma la mia necessità di esprimermi artisitcamente ci sarebbe sicuramente stata ugualmente”.

A quale tuo lavoro sei più legato?

“Sono estremamente legato ai lavori per
Squallor di Fibra. Per ovvi motivi: sia per la stima verso l’artista, che per il fatto che fu la prima grande soddisfazione dal punto di vista lavorativo”.

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Cosa significa per te essere ribelle?

“Per me al giorno d’oggi essere ribelli significa riuscire a essere se stessi. Avere il coraggio di non farsi trascinare dall’insicurezza, dalla voglia di essere accettati e dalla tentazione di vivere vite e sogni che non sono i propri. In sintesi non penso che il ribelle debba essere “contro” qualcosa o qualcuno, ma “a favore” di se stesso”.
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