Da Eminem a Notorious B.I.G. l’hip hop fotografato da Lavine in mostra

Da Eminem a Notorious B.I.G. l’hip hop fotografato da Lavine in mostra

Hip Hop History. Fotografie di Michael Lavine é la mostra allestita dalla galleria bolognese Ono Arte Contemporanea negli spazi del villaggio commerciale di Barberino di Mugello. Trenta foto inedite, in mostra dal 12 giugno al 22 luglio, di artisti come Missy Elliott, Outkast, Puffy, Run DMC, Eminem, Jay-Z, The Notorious B.I.G.

In un’interessante articolo/intervista riportato da La Repubblica, il fotografo racconta gli anni d’oro dell’hip hop, il suo incontro con questa cultura e cob i suoi maggiori esponenti, senza tralasciare retroscena interessanti come quando Jay-Z lo fece aspettare ore prima di presentarsi sul set.

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É stato l’hip hop a cercare Lanvine dando vita all’incontro tra i loro due mondi: “avevo fotografato principalmente gruppi rock indipendenti, i miei scatti erano forti, lo stile era d’impatto e per gli artisti hip hop questo era importantissimo. Ero diventato l’uomo da cui andare, volevano sembrare i più cool di tutti. La differenza era nella cultura. I musicisti hip hop indossavano vestiti pazzeschi, degli ultimi designer, con i marchi bene in vista, per il mondo del grunge valeva l’esatto opposto: gli abiti che andavano bene erano quelli vecchi e sporchi.

L’hip hop è nato come movimento underground c’erano i block party. I giovani facevano festa nelle strade dei quartieri popolari suonando, ballando e cantando a ritmo della musica in 4/4. Fino agli anni ’90 però. A quel punto l’hip hop si è imposto in maniera prepotente nella cultura mainstream e tutto poi è successo velocemente. Era una realtà variegata: negli Stati Uniti ogni città aveva la sua scena, sound diversi venivano dalle diverse parti del Paese e tutti confluivano nell’hip hop. La West Coast aveva Dr. Dre e Snoop Dogg, uno stile completamente diverso dai newyorkesi, Biggie e Puffy, ad esempio, ma il mio lavoro è lo stesso con tutti, tirare fuori l’immagine migliore e per avere questo risultato, “la luce è fondamentale. Bisogna trovare quella giusta. Poi intervengo io: preparo la macchina fotografica, interagisco con i soggetti per farli sentire a loro agio, e trovo le loro posizioni migliori. Quando devo fare dei ritratti mi muovo, mi sposto fino a trovare l’angolazione perfetta, quella dalla quale i soggetti risultano più belli. E poi sperimentiamo tantissimo: con Missy Elliott abbiamo costruito piramidi di vetro e lei ci si è arrampicata sopra. In camera era stupenda e nella foto non c’è nessun effetto digitale, niente Photoshop, viene tutto dal negativo. Passavamo molto tempo sul set, anche perché nessuno di loro era quasi mai puntuale. I musicisti hip hop sono persone simpatiche ma si fa davvero fatica a portarli sul set, soprattutto in orario. Con Eminem non ci siamo presi, si è seduto sulla sedia per qualche minuto e poi è corso via. I Beastie Boys li conoscevo perché frequentavo la scena di New York, ho fatto più di un lavoro con loro.

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E poi Biggie…con lui è stato bello scoprire che il suo aspetto diceva tutt’altro della sua personalità: la prima volta che l’ho visto sembrava impaurito, lui così grande e grosso ha iniziato a parlarmi con tranquillità, era dolce e simpatico. Mi sembra ancora incredibile se ci penso, ventuno anni fa Biggie non era così famoso, ora è una leggenda. Il tempo passa e cambia le prospettive di tutto. Anche l’hip hop ora è diverso, non ci sono più le grandi star di una volta e nemmeno magazine importanti su cui stare in copertina”.

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