Con ‘Oro Cromato’ Cromo si conferma l’italieno del rap

Con ‘Oro Cromato’ Cromo si conferma l’italieno del rap

Cromo resta un italieno per il suo modo di fare musica, con il continuo mix di melodie, parti rappate e ritornelli che suonano come slogan. ‘Oro Cromato’ è il suo primo disco in uscita domani e conferma ancora una volte le tante sfaccettature del giovane rapper genovese. 12 tracce dove, insieme alle sue hit già edite, se ne affiancano altre. Un disco che suona come un coro di ultras, tutto parte e si apre con con ‘Cromitoloco’, la hit che ha fatto coscere Cromo al grande pubblico e che lui ha saputo superare con tutti i singoli usciti dopo ognuno dei quali contiene dei veri e propri slogan, che sembrano fatti apposta per essere cantati allo stadio, come quei cori delle curve.

Tutto parte da ‘Cromitoloco’, che contiene la parola Oro Cromato che dà il titolo all’intero progetto e che risuona come intro in ognuna delle 12 tracce, come a voler ricordare “sono sempre io, sono il Cromitoloco”.

‘Oro Cromato’ è un disco fresco, ma nello stesso tempo consapevole e ricco, che raccoglie le diverse facce di Cromo, sia come artista che come ragazzo di 19 anni. La sua giovane età non deve trarre in inganno, però, ‘Oro Cromato’ non è un disco fatto da un ragazzo giovane per un pubblico più giovane di lui, al contrario è un disco che riesce a unire diverse fasce d’età e diversi gusti musicali grazie ai testi e all’approccio non comune che Cromo ha sul beat.

E’ un piovoso pomeriggio di inizio maggio quando mi trovo negli uffici di Warner per parlare con Cromo del suo primo disco, un disco che ho ascoltato tutto d’un fiato, che mi ha colpita e che mi è rimasto subito in testa. La prima cosa che gli dico è “Diglielo è una bomba, è il mio pezzo preferito, mi ricorda quei tuoi ritornelli slogan che ti entrano subito in testa e poi c’è quella parte rappata velocissima da restare senza fiato“. Cromo è un ragazzo molto giovane, ma a differenza di tanti suoi colleghi coetanei è umile, gentile e ancora puro in un certo senso, uno di quelli che ancora si approccia alle interviste con un fare da chiacchierata tra amici, senza pensare a cosa dire, a cosa spingere o meno.

Questo è il tuo primo disco, era un passo quasi obbligato?

“Sì, i fan me lo chiedevano da tanto tempo e anch’io ci tenevo a fare una raccolta di tutti i pezzi usciti e ‘Oro Cromato’ mi sembrava il modo migliore per unirli insieme. La copertina nasce dal fatto che in ‘Cromitoloco’ dico “sbirluccica fra” che è esattamente il concept che abbiamo seguito anche per la creazione della copertina”.

Cromitoloco è stata la tua fortuna, ma una hit come questa può essere un bene o una condanna perchè è difficile da superare, tu come la vivi?

“Per me è il bello della musica, tutti gli artisti che ho sempre seguito li ho conosciuti con una canzone, ma andando ad approfondire secondo me, se riesci a capire quello che va ad analizzare un artista da fan, puoi appassionarti a qualsiasi canzone perchè alla fine c’è un lavoro dietro. La cosa figa è che tutte le canzoni di ‘Oro Cromato’ sono diverse tra loro e possono arrivare a persone diverse, ogni pezzo è volutamente diverso dall’altro per poi andare anche a capire quale etica di lavoro sia la più corretta. E’ stata la mia prima esperienza con un disco e ho deciso di strutturarlo in questo modo”.

A parte il featuring con Vegas che era già uscito, come sono nati gli altri?

“Tutti gli artisti che ho scelto hanno un modo di approcciarsi alla musica molto vicino al mio, cioè rap versione trap, tutti fanno molto uso della melodia ma non tolgono niente alla tecnica e alla metrica. G Pillola è un ragazzo di Genova che fa parte del collettivo Billo Gang ed è molto bravo, Vaz Tè della Wild Bandana è un rapper melodico, ma con un ottimo livello di scrittura e anche Young Slash con cui ho fatto ‘Diglielo'”.

A quale pezzo sei più legato?

“A Willy Wonka perchè è la parte due di White Widow, che era stato il pezzo che aveva condiviso Ghali, perchè gli era piaciuto, e parlava della ganjia in un certo modo, mentre questa canzone parla sempre della ganjia ma in un altro modo. E poi sono legato in modo particolare anche a ‘Stipendio’ con Vaz Tè per quello che ho scritto all’interno del pezzo”.

Come riesci a unire la trap con il rap?

“E’ proprio difficile capire adesso cosa si intende per trap, perchè trap è rap, però è il rap del 2018. Molti lo fanno seguendo il modello americano, la trap nasce dalle crack house, da contesti di gente che si droga, ma è un contesto troppo difficile da portare in Italia e che non mi appartiene. A me piace fare trap, nel senso di portare la melodia, ma rimanendo fedele al rap che mi piace, quello italiano e americano un po’ golden age”.

Un po’ sullo stile di Fibra, con parti rappate e ritornelli sempre presenti

“Sì, Fibra a suo modo fa questo. Io non riesco a non rappare perchè mi piace, molte volte subentra la melodia e ci sono pezzi più trap, anche ‘Diglielo’ ha una base trap, però ho messo 105 incastri ed è quello che preferisco fare, però onestamente per fare un disco serviva dare una varietà di suoni diversi tra loro. Ci sono pezzi più tranquilli, come V.F.S. Sciallo’, c’è ‘Monetizzare’ che ha un altro mood e ‘Sul booster’ che ne ha un altro ancora, però in nessuno manca il rap. Tutte le basi sono trap ed è come se fosse il rap 2.0, fatto con la melodia senza scodarsi della metrica e della tecnica”.

Quindi nel tuo modo di fare musica, resti un Italieno anche in questo disco?

“Bravissima, resto così diverso per riuscire a crearmi una personalità tutta mia, perchè ora la scena è molto vasta, ma ci sono tanti personaggi che secondo me hanno tante cose in comune tra loro, io invece voglio rimanere fedele ai miei valori”.

Con questo disco raggiungerai un pubblico anche più grande di età, ci avevi pensato?

“Sì, perchè mi ferma molta gente più grande di me, anche ai concerti vedo molti universitari, molti 30enni e sono contento, perchè probabilmente hanno capito tutto il viaggio. Guardando la scena, magari hanno visto che, sì è subentrato questo nuovo modo di fare musica molto melodico, ma che c’è anche chi lo fa mantenendo la metrica o la tecnica e probabilmente è proprio questo che li ha colpiti”.

Tu sei molto giovane, come hanno preso a casa questa tua voglia di fare rap?

“All’inizio i miei genitori non capivano. Mio padre ha sempre collezionato vinili, ascoltava jazz, bluse, quindi diciamo che sono generi che vanno un po’ in parallelo con il rap ed è anche per questo che mi sono appassionato alla golden age, ma a mia mamma non interessava molto. Ora è contenta perchè quando usciamo insieme ci fermano mille persone per fare la foto e le fa piacere. Sono contenti, principalmente anche per il riscontro che hanno a Genova che è una città grande, ma piccola, nel senso che ci si conosce più o meno tutti e hanno capito che c’era interesse da parte della gente nei miei confronti”.

Ti ricordi la prima canzone che hai scritto?

“Sì, si chiama ‘Senza armi’, l’avevo fatta con un mio amico, all’epoca mi chiamavo ancora CR, stiamo parlando di 7 anni fa, ero piccino”.

Perchè sei passato da CR a Cromo?

“Perchè studiavo all’alberghiero e nella tavola degli elementi chimici il CR è il Cromo e durante una lezione di alimentazione volevo cambiare nome e ho visto che in quella tavola c’era scritto CR – Cromo e ho deciso di chiamarmi Cromo”.

Da cosa trai ispirazione quando scrivi un pezzo? Ci pensi o lo butti giù?

“Cromitoloco l’ho scritta in 10 minuti mentre il producer faceva la base e mi è uscita spontanea, poi avendo fatto freestyle mi viene molto naturale e di getto. Di solito parto da frasi o parole concise, come l’idea dello slogan che mi viene naturale e poi lo butto giù in freestyle o ci lavoro dietro”.

Non hai paura di essere associato a Vegas Jones nel tuo modo di fare rap?

“No perchè musicalmente e contenutisticamente parlando siamo molto diversi. Si può dire che siamo due facce della stessa medaglia, perchè facciamo riferimento alla melodia e alle parti rappate, ma siamo diversi anche nel modo di strutturare i ritornelli e nei contenuti. Può essere che, anche positivamente, a uno che apprezza questo modo di approcciarsi alla musica, possa piacere sia io che lui e viceversa”.

 

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