‘Bellaria’, un viaggio da disco d’oro

‘Bellaria’, un viaggio da disco d’oro

Bisogna stare nel viaggio per entrare nel limbo, se vuoi entrare nel viaggio, il biglietto eccolo qui

Allacciamo le cinture, prendiamo il biglietto e entriamo nel mondo di Vegas Jones pronti a goderci il viaggio ‘Bellaria’.

Vegas è sicuramente uno di quelli che, quando lo senti rappare, resti a bocca aperta per la precisione e la velocità con cui lo fa, uno che sul palco dei Magazzini Generali di Milano si ferma e dice “rifacciamola perchè così non va“. Uno che ha legami profondi con il suo quartiere, che vive ancora lì, che non lo lascerà mai almeno fino a quando vivrà in Italia. E’ uno che mette la stessa fotta e lo stesso impegno ogni volta che intona una strofa indipendentemente dalla situazione, dal contesto e dal pubblico. Uno che viaggia ancora in campeggio, quando può, per non dimenticare le sue origini.

Da Bel Air, a Bellaria Aqua di Cini a ‘Bellaria’ disco d’oro, il passo sembra breve e scontato, ma è stato tutt’altro che così. Vegas, con ‘Chic Nisello’ prima e con ‘Bellaria’ poi, fonde le rime del rap tradizionale con le sonorità e le melodie della trap, attraverso le quali racconta le sua vita, le sue esperienze, la sua amata Cinisello. In un vero e proprio story telling in rima si fa portavoce anche delle situazioni e dell’ambiente che lo circonda. Per quanto ‘Bellaria’ sia il suo primo disco ufficiale è un disco maturo che segna il passaggio di Vegas Jones da emergente a conferma. La strada non è sempre stata in discesa per lui, tutt’altro, ma una cosa ha di buono Vegas: il fatto di essere un ragazzo che oltre a portare avanti se stesso e la sua musica non si dimentica di chi gli è amico e gli sta vicino.

In ‘Bellaria’ si sente quanto Vegas, insieme a Boston George e agli produttori che hanno contribuito, abbia voluto portare avanti il suo suono e la sua musica senza volersi omologare ai colleghi. E’ come se fosse rimasto fuori dal mondo per i mesi in cui ha scritto per poi far uscire un qualcosa di inedito, di fresco. ballabile e profondo al tempo stesso. Sentirlo rappare con MadMan & Gemitaiz in ‘Brillo’, collaborazione fortemente voluta e chiesta da Vegas stesso, è come trovarsi davanti a tre Ferrari, come due mondi che sembrano trovare un’amalgama perfetta. Sicuramente ‘Mamacita’ con Guè Pequeno riesce a chiudere perfettamente il cerchio dell’album intero, come un’ennesima conferma da parte di un big, come l’ennesima pacca sulla spalla da un fratello maggiore, quasi un passaggio di testimone.

Nel viaggio che Vegas ci ha fatto fare con ‘Bellaria’, ‘La Finale’ è sicuramente il pezzo più toccante, con l’intro rappata, quasi parlata, con quelle parole che ti fanno venire la pelle d’oca.

Il fumo mi avvolge confuso ma forse ti vedo
Se Dio mi vede adesso sicuro mi toglie di mezzo
La strada l’abbatti soltanto a dadi e soldi per terra
Gli altri modi più di tanto non credere servano
Credimi non c’è niente come i giorni nel bando
Mi vengono i brividi ancora adesso se ci ripenso
La ragnatele, lo spettro, la nostra tele è uno specchio

Era maggio dell’anno scorso quando Vegas aveva portato ‘Chic Nisello’ ai Magazzini Generali di Milano, un passo che per molti sarebbe stato un traguardo, ma che per lui era evidente fosse solo l’inizio. Ricordo la sensazione che ho provato, ricordo che non era un semplice concerto rap, ma un raduno di ultras. Molti dei suoi fan, seppur giovanissimi, erano di sesso maschile e per lo più provenienti dalle periferie di Milano e l’energia che si sono scambiati da sopra e sotto il palco è sempre stata, durante quelle due ore, un boato costante. Due ore di live, quattro cambi d’abito che hanno scandito quattro aspetti della vita, la corsa, l’essere sempre se stessi senza guardare gli altri, l’amore e la speranza che alla fine “va tutto a posto“. Vegas ha saputo tenere il palco come un rapper professionista, come un animale da palcoscenico, come se non avesse mai fatto altro nella sua vita, due ore durante le quali ha rappato con una velocità e una precisione tale da far saltare le orecchie, muovere i culi e far cantare il pubblico dalla prima all’ultima strofa, lasciandoci, a fine concerto, senza fiato, ma sicuramente con un bagaglio di emozioni in più. Una grande sorpresa e una grande scoperta è stato per me vedere su quel palco Vegas Jones, vedere la sua bravura e il suo talento nel rappare per due ore consecutive no stop senza il supporto della base sotto, vederlo tenere il palco sia da solo, sia quando è stato affiancato dai guest che l’hanno raggiunto. Guest, tra l’altro di un certo spessore, come Bassi Maestro, con cui ha cantato “Poco cash” estratto da “Mia Maestà“, EmisKillaPaskamanFly e Nitro.

“Pensate a voi stessi, non guardate quello che fanno gli altri, perché quando sono da solo a letto la sera io guardo quello che ho e ho fatto io, non quello che hanno fatto gli altri e non smettete mai di correre e inseguire i vostri sogni e ricordatevi che niente si fa da soli, niente è possibile senza avere qualcuno accanto”  – ha detto un visibilmente emozionato Vegas ai suoi ragazzi, emozionato perché come lui stesso ammette –  “fino a un anno fa stare su questo palco era un sogno, fino a due anni fa, ai Magazzini Generali venivo a ballare”. 

Un anno fa uscire con disco e vederlo certificare oro poteva essere un sogno, oggi è diventato realtà. Non contano solo le classifiche, la quantità di dischi d’oro e di platino, quando ci sono il talento e la bravura. Un anno fa Vegas era una promessa, oggi quella promessa è diventata una conferma a tutti gli effetti.

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