Te lo ricordi Bassi Maestro a Sanremo?

Te lo ricordi Bassi Maestro a Sanremo?

Non sto scherzando, era il 2003 e dietro Syria compare Bassi Maestro. Il suo è stato il caso di chi a Sanremo c’è stato, ma nessuno se lo ricorda o sa quale fosse esattamente il suo ruolo sul palco dell’Ariston. Quell’anno il Maestro nazionale ha accompagnato Syria in “L’Amore è”, lui c’è ed è ben visibile ma non si è mai capito cosa stesse esattamente facendo e soprattutto perchè era lì. Il 2002 si era concluso con l’uscita di BackGround il quinto album in studio di Bassi Maestro che tra le altre tracce conteneva l’epica S.I.C., uno dei dischi migliori del rap italiano che ha contribuito a fare la storia di questo genere musicale. Pensandoci ora, pensando alla potenza delle rime di BackGround, la domanda sorge spontanea: uno che dice “e non andate a cercare l’hip-hop troppo in là, tenetelo vero nella vostra città  non cercatevi nessun contratto, potreste trovarvi faccia a faccia con un mentecatto, cercate invece più contatto” cosa ci è andato a fare a Sanremo?

Nel 2002 Bassi Maestro ha cominciato  occuparsi anche di pre, post produzione e di produzioni musicali pop e house, ha lavorato ai dischi di Syria, Tricarico e Alexia per i quali ha realizzato vari remix. Ed eccolo quindi sul palco dell’Ariston con Syria.

Il rapporto tra rap e Sanremo è sempre stato più che complicato e burrascoso.

“Lascia che ti dica i miei fantastici progetti musicali per il futuro, in questo paese ricco di opportunità per i giovani, noi ad esempio adesso…
Andiamo a Sanremo Sanremo che cosa??

Se Fabri Fibra gli ha “dedicato” una canzone ma poi a Sanremo si è sempre ben guardato dall’andarci, molti sono i suoi colleghi che negli anni hanno partecipato alla kermesse ligure. A iniziare da Jovanotti, che nell’ 89 ha portato la sua “Vasco”, Caparezza nel ’97 con “E la notte se ne va”, Irene La Medica nel ’98 “Quando lei non c’è”, i Sottotono nel 2001 con “Mezze Verità”, Piotta “ladro di te” nel 2004, Frankie Hi Energy “Rivoluzione” nel 2008. Quella del 2014 è stata sicuramente l’edizione più rap di SanremoDargen D’Amico era giudice nella sezione giovani, vinta da Rocco Hunt con “Nu juorno buono“ e Frankie hi Energy con “Un uomo è vivo“. Il 2016 è stata la volta di Rocco Hunt e Clementino che ha replicato l’anno scorso e in merito alla sua partecipazione al Festival ha poi dichiarato “Sanremo non è una vetrina, anche perché le vetrine noi le spacchiamo“.

E’ difficile riuscire a portare il rap per quello che è su un palco come quello dell’Ariston, nonostante i numeri e la popolarità raggiunta oggi da questo genere musicale, l’Italia il rap non lo vuole e soprattutto non lo vuole per com’è. A Sanremo bisogna presentare canzoni in linea con lo stile del Festival, bisogna piegarsi e adeguarsi alle direttive, non si può portare il rap vero carico di significato, duro e condito con un linguaggio da strada. Le sonorità della musica hip hop si sposano ben poco con l’ambiente musicale melodico, con la cornice sfarzosa e con il pubblico che circonda la kermesse ligure di febbraio e poi diciamo la verità, l’Italia è un paese bigotto, vuoi davvero mettere un pezzo come ad esempio Lamborghini in prima serata al Festival di Sanremo in una televisione pubblica?

Non scherziamo, sono piovute polemiche per una vecchietta che balla, figuriamoci per un pezzo rap vero. Una manifestazione come quella di Sanremo, nella quale dovrebbe spiccare l’eccellenza della musica italiana, il rap non ci azzecca nulla. Da una parte Sanremo sembra avere la puzza sotto il naso e ritenere questo genere troppo da strada o non adeguato e dall’altra molti rapper lo snobbano e se ne guardano bene dal salire su quel palco pieno di fiori, perchè intanto il rap non ha bisogno di Sanremo per farsi strada, oggi più che mai. E del resto si sa, ed è così da sempre, quello che viene cantato all’Ariston a febbraio, non è quello che la maggior parte degli italiani ascolta in macchina o nell’Ipod.

Oggi i rapper italiani hanno detto no a Sanremo e nell’edizione del 2018 il rap ha lasciato il posto all’indie e in particolare a Lo Stato Sociale, la band bolognese che è riuscita a portare l’indie nei palazzetti. La loro performance ha fatto parecchio discutere, vuoi per la presenza della vecchia che balla, vuoi per la canzone in sè ma la loro presenza è sintomatica della piega che probabilmente prenderà l’indie in Italia,

 

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