La contaminazione nel rap è tendenza

La contaminazione nel rap è tendenza

Guè Pequeno, Ghali, J-Ax, Fedez, Coez, Sfera Ebbasta, Fabri Fibra sono i 7 tra i 10 artisti più ascoltati nel 2017 in Italia su Spotify. Un cambio epocale che in quest’ultimo anno ha consacrato il rap italiano come il genere musicale dell’anno. Il successo del rap è sicuramente dovuto dall’utenza, dall’utilizzo del social network e delle piattaforme di streaming accessibili e utilizzate soprattutto dai giovanissimi. Ma tale successo si basa anche su due tendenze principali, da una parte l’esplosione della trap con Ghali, Tedue, Izi, Sfera Ebbasta, Rkomi e DPG e dall’altra indie rap di Dargen, Coez, Dutch Nazari, Frah Quintale, Carl Brave e Franco 126 che si fonde con il cantautorato e l’indie.

Il rap tradizionale così come lo conoscevamo negli anni ’90 e primi 2000 pare abbia lasciato il posto alla contaminazione di diversi generi e al crossover più totale. Ci sono artisti, anche tra i nuovi, ai quali è difficile dare un collocamento o un’etichetta precisa, come Achille Lauro, Danien & Theo, Quentin 40, Decrow, Dani Faiv, Mr. Rain. La loro musica è frutto di contaminazioni e mix di diversi generi musicali che partono di base dal rap tradizionale ma che si mixano con la drum and bass, la trap, il rock, l’elettronica, ritmi latino americani, bluse dando origine a suoni completamente nuovi, a un rappato parlato cantato che i più rappusi preferiscono denigrare e catalogare nel pop. Pionieri in questo sono sicuramente i Twenty One Pilots la cui musica è difficilmente catalogabile, un mix tra rock, pop e rap.

La contaminazione è e continua essere una tendenza, non solo a livello musicale, ma anche a livello di moda. Sono i rapper oggi a dettare e fare moda, a dettare gli stili e le tendenze, sia in Italia, sia negli USA, basti pensare all’ormai super consolidato connubio tra rap e moda che vede diversi brand di lusso e streetwear appoggiarsi alla fama di cui oggi godono gli esponenti del rap. Affari d’oro con ragazzi dai 16 ai 26 anni attenti a copiare ogni dettaglio dei loro eroi musicali e spesso per l’industria della moda è più efficace un palco di una passerella per arrivare dritti al desiderio di shopping dei ragazzi. E se il rap è una musica irriverente, allergica al potere e alla forma, allora deve esserlo per forza anche l’immagine del rapper, ma quello che veramente accomuna tutti, soprattutto i giovani rapper è la loro passione sfrenata per la moda.

Il connubio moda e hip-hop ha sicuramente cambiato diverse volte le regole del gioco, sia nostrano che internazionale, sono lontani i tempi in cui i pantaloni baggy e le giacche di jeans viste indossate da afroamericani per strada sono arrivate in passerella, ma tutt’oggi sono molti gli stilisti che prendono ispirazione dal mondo rap per le proprie collezioni, i rapper a loro volta sono diventati delle vere e proprie icone di stile sia negli USA, sia ovviamente anche in Europa e in Italia e lo sposalizio trai i due mondi viaggia ormai su binari paralleli da tanti anni, ma nel momento in cui il rap in Italia esplode e si allarga a macchia d’olio, il tutto, dallo stile, alla moda, alla musica, arriva a coinvolgere sempre più persone e generazioni fino a diventare un fenomeno sociale e da social. Il clash tra lusso e streetwear oggi domina le passerelle un esempio su tutti, A$AP Rocky che diventa testimonial di Dior, ma è anche una contaminazione di generi sessuali, basti pensare ad A$AP e a tutta una schiera di trapper con treccine colorate, pellicce sintetiche e accessori da donna, come Lil Pump, Lil Uzi Vert, Sfera Ebbasta, Achille Lauro, Dani Faiv.

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Il rap è sempre stato mosso, sia nello stile che nei contenuti da due opposti: quello più zarro e ignorante e quello più “conscious” delle origini. Da una parte artisti come Club Dogo, Emis Killa, Marracash, Guè Pequeno e dall’altra Egreen, Mezzosangue, Salmo, Fabri Fibra, Mondo Marcio. Questa opposizione tra zarri e conscious continua anche nella nuova scuola, da una parte abbiamo i trapper Sfera Ebbasta, Laiuong, DPG, che hanno uno stile decisamente zarro, pacchiano, eccentrico e vistoso e dall’altra gli indie rapper che non sono zarri né nell’estetica né tanto meno nei contenuti, come Coez, Mecna, Carl Barave e Franco 126.

Ma se oggi sta tornando il rap, basti pensare al successo di ‘No Comment’ di Nitro, cosa succederebbe se a sorpresa uscisse un nuovo disco dei Club Dogo? Come cambierebbero le tendenze musicali e di stile? Sicuramente il ritorno dei Dogo sarebbe l’evento dell’anno, un loro disco scombinerebbe le classifiche e le tendenze al punto da far tornare in voga il rap e far spegnere i riflettori sul crossover imperante di questi ultimi anni.

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